Mediaset, la Corte di giustizia Ue dà ragione a Vivendi sul pluralismo

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I loghi aziendali di Mediaset e Vivendi

La guerra tra Fininvest e Vivendi fa segnare un altro punto a favore del gruppo francese guidato da Vincent Bolloré. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha accolto il ricorso di Vivendi contro i limiti di accentramento imposti dal Testo unico sulla dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) per garantire il pluralismo dell’informazione.

Il decreto legislativo italiano del 2005, emanato in virtù della legge delega conosciuta con il nome dell’allora Ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri, vieta ad una società di realizzare oltre il 20% dei ricavi complessivi del cosiddetto Sistema integrato di comunicazioni, anche indirettamente. Una percentuale che si riduce al 10% se la società in questione detiene già una quota superiore al 40% dei ricavi complessivi del settore delle comunicazioni elettroniche.

Secondo i giudici del Lussemburgo questa norma, che aveva impedito la scalata della società francese nell’azienda di Berlusconi, è contraria al diritto europeo e quindi va riscritta.

La battaglia legale risale al 2016 quando Vivendi aveva lanciato una campagna per acquisire le azioni Mediaset, arrivando al 28,8% del capitale (pari al 29,94% dei diritti di voto).

L’operazione era stata bloccata nel 2017 dall’Agcom, dal momento che Vivendi possiede anche una forte partecipazione in Tim. Il grupppo francese era stato costretto, dunque, a “parcheggiare” in una società indipendente, la Simon Fiduciaria, il 19% delle azioni Mediaset e tenere per sè solo il restante 9,9%.

A chiamare in causa la Corte di Giustizia Europea era stato il Tar del Lazio, che ha stabilito che la legge Gasparri che “impedisce a Vivendi di acquisire il 28% del capitale di Mediaset è contraria al diritto dell’Unione”.

Sentenza che ora i giudici lussemburghesi hanno confermato, stabilendo anche che la decisione del cda del Biscione di impedire l’accesso e il voto in assemblea ai francesi è illegittima.

La sentenza potrà avere ripercussioni importanti sia sull’assetto societario del biscione che sulla normativa italiana. Non c’è, infatti, più possibilità di appello dal momento visto che la Corte di giustizia UE è giudice di ultima istanza.

A questo punto Vivendi potrà riprendersi l’intero pacchetto azionario del 28,9% e farlo valere in assemblea per bloccare o modificare i progetti futuri dell’azienda e potrebbe perfino chiedere i danni all’Agcom che ha limitato a torto i diritti dell’azionista francese.

Dal punto di vista normativo a questo punto, il Governo potrebbe anche decidere di allinearsi alla decisione della Corte con una revisione del Testo unico sulla radiotelevisione, come ha già anticipato il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli in un colloquio con Repubblica.

Quanto a Mediaset, la sentenza europea indebolisce la posizione di Fininvest che intanto va avanti nella causa contro Vivendi per ottenere circa tre miliardi di risarcimento per il mancato acquisto della pay tv Premium.

Anche se questa sentenza potrebbe avere risvolti positivi per la stessa Mediaset nella partita in atto per la rete unica delle telecomunicazioni, fortemente voluta dal Governo, ed in cui Telecom Italia, che ha tra i suoi azionisti di riferimento proprio Vivendi, dovrebbe unirsi alla concorrente Open Fiber per fornire la banda larga a tutto il Paese. In questo senso è intervenuto lo stesso Maurizio Gasparri con un tweet in cui ha scritto: “È una sentenza che cancella un limite che era stato posto per non fare entrare Mediaset nelle Tlc. Ora potrà entrare anche nella rete unica”.

La possibilità di un accordo tra Mediaset e Vivendi e l’allargamento del discorso alla rete unica delle telecomunicazioni è considerato possibile dal mercato tanto che lil titolo del Biscione ha fatto segnare importanti rialzi negli ultimi gioni.

La stessa Mediaset ha commentato la sentenza dicendo che se si confermerà la possibilità di “convergenza tra i leader delle tlc e dell’editoria televisiva, Mediaset valuterà con il massimo interesse ogni nuova opportunità in materia di business Tlc, già a partire dai recenti sviluppi di sistema sulla rete unica nazionale in fibra”. Un messaggio chiaro ai naviganti e anche alla politica che sottolinea come il gruppo di Cologno voglia far parte della partita.

Ovviamente molto soddisfatta Vivendi, che incassa un round importante nel suo braccio di ferro con il Biscione. “Mediaset e Berlusconi sono stati vittime del proprio piano o sono stati colti in fallo in un contesto che loro stessi hanno creato nel tentativo di andare contro la legge”, afferma un portavoce dei francesi, secondo il quale il Biscione “ha cercato e non è riuscito ad aggirare i principi fondamentali della democrazia azionaria” quando ha impedito alla fiduciaria nella quale Vivendi ha ‘congelato’ il 20% del capitale Mediaset di votare in assemblea”.