Mediaset-Vivendi. L’Agcom chiede il parere dell’avvocatura di Stato

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La sede dell'Avvocatura di Stato a Roma

Sulla partecipazione di Vivendi in Mediaset, l’Agcom passa la palla dell’Avvocatura di Stato. Dopo la sentenza della Corte di giustizia dell’Ue, che ha accolto il ricorso del gruppo francese contro la limitazione, imposta dall’Autorità delle comunicazioni, sulle quote di partecipazione nel biscione, il consiglio dell’Authority ha chiesto il parere all’organo legale dello Stato.

La sentenza europea contesta alcuni articoli del Testo unico per il settore delle telecomunicazioni e radiotelevisivo (Tusmar), in particolare in riferimento ai limiti imposti concentrazioni per garantire il pluralismo dell’informazione. Una materia giuridica complessa, che la sentenza della Corte europea ha reso ancor più ingarbugliata.

Per questo l’Agcom prima di agire ed eventualmente rivedere la sua delibera su Vivendi, vuole vederci chiaro. La questione resterà, quindi, in “stand by” per alcuni giorni, finché non arriverà il parere dell’Avvocatura di Stato.

Una volta acquisito il parere, l’authority potrà valutare eventuali revisioni della sua delibera basata sul Tusmar allegato alla legge Gasparri, con la quale intimò il gruppo francese a scegliere tra la partecipazione rilevante in Tim o nel Biscione, con il successivo congelamento di circa due terzi delle quote detenute nella holding tv di Cologno conferite a Simon Fiduciaria.

Se ora l’Authority decidesse per la disapplicazione del comma 11 del Tursmar, Vivendi tornerebbe titolare del 29,9% dei diritti di voto in Mediaset.

In alternativa all’annullamento della delibera originaria contro Vivendi, L’Agcom potrebbe “sterilizzarne” gli effetti in attesa del pronunciamento del Tar che ha fissato la prossima udienza il 16 dicembre oppure non sterilizzare gli effetti della delibera e aspettare ugualmente che il Tribunale amministrativo prenda una decizione. In questo caso Vivendi potrebbe comunque adire una procedura d’urgenza per ottenere il diritto di voto sull’intera sua quota azionaria in Cda prima del verdetto del tribunale amministrativo, chiedendo una sospensiva al Tar o presentando una richiesta all’Agcom.

Intanto a Cologno Monzese devono fare i conti con le perdite dovute all’emergenza Covid: i risultati economici del primo semestre 2020 fanno segnare 18,9 milioni di perdite rispetto ai 102,7 milioni di utili dello stesso periodo 2019. Si sono assottigliati anche i ricavi netti scesi a 1,166 miliardi contro quasi 1,5 miliardi di un anno prima. In forte contrazione soprattutto il giro d’affari italiano passato da un miliardo del primo semestre 2019 a 791,3 milioni. In flessione anche i ricavi in Spagna (da 482,5 a 375,1 milioni).

“Dopo i primi due mesi di esercizio caratterizzati da un andamento nettamente positivo, i mesi successivi hanno accusato il forte rallentamento della raccolta pubblicitaria sia in Italia che in Spagna a seguito delle misure restrittive di lockdown, misure progressivamente allentate solo a partire dalla seconda parte del mese di maggio in Italia e dal 21 giugno in Spagna”, ha spiegato una nota del gruppo che ha ridotto l’indebitamento (da 1,35 miliardi a 1,19) e ha registrato un cash flow positivo per 212 milioni.