Memorie del consigliere Carlo Rognoni reduce dal “Vietnam”: “Rai addio”

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Metti l’ex direttore di “Panorama”, “Epoca” e “Secolo XIX” al settimo piano; insigniscilo dei gradi di consigliere d’amministrazione (carica ricoperta per tre anni e nove mesi, tra il giugno 2005 e il febbraio 2009); e lui, Carlo Rognoni, ne ricaverà  un libro di memorie: “Rai, addio” (Marco Tropea editore). Un puzzle divertente e complicato, composto da 101 pezzi facili che il lettore può pizzicare a piacimento dalla scatola. Un percorso ideale nei corridoi della tv di Stato con “la speranza di intrattenere, magari divertire ma soprattutto informare”. In sostanza i tre principi cardine di un buon servizio pubblico bisognoso di salvarsi da se stesso ma soprattutto dalla cattiva politica. Quella che ha trasformato la lottizzazione in occupazione, e ha fatto della Rai la coppa del vincitore delle elezioni. Un viaggio nel “Vietnam” utile anche a chi governa o si accinge a governare Viale Mazzini, alla scoperta di una Rai “molto peggio e molto meglio di quello che si dice”.

Quattro le tappe cardine di “Rai, addio”: la balorda estate del 2008; l’eredità  del vecchio cda; l’incompatibile Meocci; e infine i due anni con Claudio Cappon, dalla luna di miele alla separazione in casa. Il tutto passando per il telefonino di Saccà , quello di Moggi, il caso Petroni, le polemiche sull’informazione faziosa di Santoro e le nomine mercanteggiate “per un piatto di lenticchie”. Ma soprattutto un viaggio per guardare al futuro, alla crisi economica, agli scenari delle tlc, alla necessità di un immediato colpo di reni della Rai; e per consigliare a Mauro Masi e Paolo Garimberti di dare uno sguardo alle 24 indagini conoscitive lasciate sul tavolo della Sala Orsello dai due comitati in cui si era strutturato il vecchio cda: 500 cartelle sulla tower business; sulla ristrutturazione delle 21 sedi in Italia e delle 23 strutture che si occupano (male) dell’estero; sulla quotazione di Rai Way; sulla creazione di una società per la radio; sulla nascita di Rai Intrattenimento; sui soli 600 clienti Sipra (i cui spot costano il 57,6 per cento in più di quelli Mediaset) contro i mille di Publitalia. Il tutto condito dalla speranza che “questa sia l’ultima volta della Gasparri”.

Tra i 101 pezzi del puzzle alcuni davvero imperdibili. La disputa al settimo piano, per esempio, per ridurre il cachet di 400 mila euro del principe-ballerino di Savoia e per eliminare quello (sempre di 400 mila euro) dell’attore-parlamentare Luca Barbareschi. Una menzione particolare, poi, per quel cda balneare del 2 agosto del 2006 che firmò contratti per quasi 60 milioni: 5,4 andarono in fumo nel “Wild west” di Alba Parietti, ma quella mandria su RaiDue non arrivò mai a destinazione… Contratti che ricorrono spesso nelle 500 pagine del libro di Rognoni, per rammentare ad esempio come “se l”Isola dei famosi’ non ci fosse bisognerebbe inventarla”: costa 9 milioni l’anno e ne fa incassare 17. Ancora meglio fa “La prova del Cuoco” che costa 2.750.000 euro per 220 puntate e ne riscuote 27 in pubblicità: “Il miglior affare della Rai dopo i ‘pacchi’ dell’access prime time”. Ben spesi, infine, anche i 550 mila euro a puntata per “Ballando con le stelle” per guadagnarne dalla Sipra 10 volte tanto.

Non proprio lo stesso business che Viale Mazzini fa acquistando per 2.750.000 l’amichevole Cipro-Italia, o pagando a Benigni 450 mila euro un’apparizione a “Rock politik”. Niente male, infine, quei due milioni all’anno a Fabio Fazio per l’esclusiva. Di più del tanto decantato 1.187.000 garantito al minimo a Bruno Vespa. Una menzione, di diritto, anche all’organico di mamma Rai. Al 31 dicembre 2007, figurano 11.250 dipendenti a tempo indeterminato più altri due mila circa a tempo determinato. In organico 1.771 giornalisti (12 direttori, 46 vice e 256 capiredattori) e 240 dirigenti. Ma anche “114 parrucchieri-truccatori, 67 camerinisti, 66 arredatori, 61 falegnami, 12 meccanici, 5 sarti, 3 tappezzieri, 34 consulenti musicali, 36 scenografi e un’orchestra leggera di 16 elementi praticamente inutilizzata. In pratica le stesse 400 unità  dell’organico di La7-Mtv.” Indicato al cda in quota Ds da Piero Fassino, lo stesso che nel giugno 2007 lo aveva convinto sull’autostrada per Fiumicino a stracciare una lettera di dimissioni, Rognoni – a cui si deve (altro che Prodi!) la nomina di Riotta al Tg1 – è stato silurato dall'”ultimo piacere” chiesto al Nazareno da Walter Veltroni: una poltrona per l’amico Giorgio Van Straten. E che il rapporto tra Carlo e Walter non sia mai decollato lo si intuisce sin dall’inizio del libro.

Rognoni racconta di una colazione con Veltroni il 28 novembre del 2008: un caffè d’orzo e una fetta di panettone per scoprire che il leader del Pd – checche se ne dica – di Rai ne mastica davvero poca. “Gli errori sono come le ciliegie, l’una tira l’altra – scherza Rognoni -. E sulla Rai il Pd di errori ne ha fatti una scorpacciata”. A consolarlo il sentirsi un “Goofus bird”, uccello che vola all’indietro perché non gli importa del posto dove va, ma di quello dove stava: “Contento di non dover più continuare a battagliare inutilmente contro consiglieri schierati a difesa dei posti del centro destra; ma sicuro di continuare a guardare con nostalgia e curiosità  a quel mostruoso ircocervo con cui mi sono confrontato per 1.370 giorni”. A inorgoglirlo quell’sms del figlio: “Sono molto orgoglioso che la tua onestà  intellettuale e la tua indipendenza abbiano contribuito a farti silurare da un gruppo dirigente incapace e in malafede destinato a scomparire sommerso dalla propria stupidità. Lo trovo un motivo di vanto, un abbraccio, Rocco”. “Mio figlio è cresciuto bene davvero”.

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