Michele Santoro: “L’informazione fa schifo”, “ripartirei da Samarcanda”

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Il giornalista Michele Santoro. Foto da streaming

Parla poco ultimamente, ma quando lo fa non ha certo peli sulla lingua. Stiamo parlando di Michele Santoro, 70 anni quest’estate. Per lui un passato da grande conduttore televisivo da share in doppia cifra; un presente da picconatore (a giudicare dalla bella intervista rilasciata su Il Domani a Nello Trocchia) e da scrittore (e in uscita un suo libro); e un futuro tutto da inventare magari proprio con un ritorno sul piccolo schermo nelle vesti di autore e/o conduttore. Santoro, come detto, non ha peli sulla lingua. L’informazione? “Non doveva fare così schifo come ha fatto nel racconto della pandemia. Il pensiero critico non trova cittadinanza, il dibattito politico, culturale e scientifico viene ridotto alle linee imposte dal governo”. La Rai? “Più che servizio pubblico, parlerei di servizio di ordine pubblico. La Rai è indietro. Sono rimasti due monumenti, Vespa e Berlinguer, che vanno in onda per il cognome che portano, ma salvando Report, non c’è comunque nessuno in grado di cambiare l’agenda politica, di incidere veramente”. La fiction? “Vedo lo stesso appiattimento. La fiction Rai è ridotta a una collezione di commissari”.

QUINDI UN “CIOCCOLATINO” per l’ad Rai Fabrizio Salini. “Gli ho offerto gratuitamente nove anni di programmi di cui detengo i diritti a condizione di rendere disponibili in rete anche gli altri programmi di proprietà Rai che ho realizzato. Non l’ho più sentito”. Quindi una mano tesa a Viale Mazzini guardano ai nanoshare degli ultimi programmi d’informazione mandati in onda. “Se mi chiamano per dare idee su nuovi programmi, anche di approfondimento, ci sono. Gli ultimi che hanno prodotto hanno fatto l’uno per cento”. Infine uno sguardo a La7. “Piazzapulita ha qualche similitudine con i miei programmi, ma quello che non trovo è lo spirito con il quale andavamo in onda noi, quello di dire qualcosa di diverso. Giletti, a modo suo, fa una sorta di tv popolare, però mena. A volte ripete cose che mi piacciono meno, però rispetto al potere ha un atteggiamento più irriverente, da cane da guardia”. Che programma farebbe oggi? “Se facessi oggi un programma di attualità ripartirei da Samarcanda, ma non sarebbe un’impresa facile…”. Infine un pensierino anche ai 5 Stelle: “E’ drammatico che vada al potere un comico, Beppe Grillo, e abbiamo il servizio pubblico più controllato della storia senza un programma di satira sul potere”. E poi ancora il governo Draghi, “Giuseppi”, l’avvento di Enrico Letta nel Pd, la corsa al Campidoglio. Insomma, un’intervista assolutamente da non perdere….

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