Michele Santoro salva solo “Report”: Rai di oggi peggio di quella del Cavaliere

0
774
Il giornalista Michele Santoro

Non c’è pace per l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini. In pochi giorni ha dovuto fronteggiare lo “sfratto” di Gualtieri, la polemica sull’autore/agente a Rai1, la sfilata al supermercato (e in replica in bichini) a “Detto Fatto” e la censura preventiva al senatore Nicola Morra a “Titolo V”. E mentre a fatica sta cercando di mettere un silenziatore alle polemiche del Palazzo, gli esplode in mano la “bomba” Michele Santoro. L’anchorman racconta del rifiuto oppostogli dal settimo piano ai suoi lavori; specifica che l’Azienda ha persino rifiutato un’offerta gratuita di dieci anni del suo archivio per RaiPlay; e infine dà i voti a questa stagione Rai: “Ci troviamo di fronte a un conformismo che non ha uguali perfino nella stagione monopolistica del Cavaliere. Ad eccezione di Report, mai le trasmissioni di approfondimento giornalistiche della Rai sono state così insignificanti e con ascolti così bassi, mai la satira così assente, mai i telegiornali così omologati”. A salvarsi, insomma, è solo Sigfrido Ranucci

I FILI DELL’ODIO – Tutto nasce da una lettera di Santoro pubblicata su Huffpost, Micromega e TPI. “Cari amici, ci tengo molto a ringraziare l’Huffpost, Micromega e TPI che, a partire dal 2 dicembre alle 22:00 e per una settimana, diffonderanno in rete ‘I Fili dell’Odio’, una produzione indipendente di un gruppo di giovani autori che ho collaborato a realizzare. Le manipolazioni e l’inquinamento dei social oggi sono un tema fondamentale perché producono una grave deformazione della democrazia. È un merito averlo voluto affrontare anche con pochi mezzi a disposizione”.

PORTE CHIUSE IN RAI – Quindi la prima tiratina d’orecchie a Salini. “Ho provato a proporre il documentario a varie strutture della Rai. Non hanno voluto prenderlo in considerazione. Non è la prima volta – ricorda Santoro – che mi trovo di fronte a una dimostrazione così grave di ottusità. Sei mesi fa ho proposto all’Amministratore Delegato del Servizio Pubblico, Fabrizio Salini di acquisire a titolo gratuito quasi un decennio di programmi nati sulla spinta di centomila sottoscrittori di cui detengo i diritti. Tra essi ci sono film, documentari e trasmissioni come quella a cui partecipò Silvio Berlusconi nel 2013 e che realizzò un record di ascolti difficilmente ripetibile. Ho posto come unica condizione che RaiPlay ne organizzasse la fruizione con tutti gli altri programmi da me realizzati in Rai. Ancora oggi sulla piattaforma online del Servizio Pubblico non è possibile rivedere le puntate di Annozero che hanno segnato un pezzo di storia del nostro Paese. Vi lascio immaginare il perché”.

MEGLIO LA RAI DELL’EDITTO BULGARO – Quindi l’affondo contro il Palazzo e il settimo piano di Viale Mazzini: “È inconcepibile che la situazione sia ancora questa dopo che Beppe Grillo, autore di clamorose denunce contro la censura, ha portato il suo Movimento al Governo e i Cinque Stelle hanno addirittura potuto decidere il nome dell’Amministratore Delegato della Rai e dei Direttori di reti e telegiornali. C’era da aspettarsi un Rinascimento della principale azienda culturale del Paese. Ci troviamo invece – sottolinea Santoro – di fronte a un conformismo che non ha uguali perfino nella stagione monopolistica del Cavaliere. Ad eccezione di Report, mai le trasmissioni di approfondimento giornalistiche della Rai sono state così insignificanti e con ascolti così bassi, mai la satira così assente, mai i telegiornali così omologati”.

NESSUN PARTITO VUOLE SANTORO – “Dopo che, considerata la mia non più giovane età, ho deciso di smettere l’attività di produttore, senza lasciare debiti e senza buchi di bilancio, avendo consentito per quasi dieci anni a centinaia di persone di lavorare e a tanti giovani di formarsi, c’è chi ha titolato ‘Nessuno vuole Santoro’. Un titolo depistante visto che ho ricevuto inviti a partecipare come ospite praticamente da tutte le reti televisive esistenti e li ho rifiutati. Se ne potrebbe ricavare – scrive ancora Santoro – che anche il pubblico non sia così d’accordo con la mia assenza dal palinsesto. Sarebbe stato più corretto scrivere ‘Nessun Partito vuole Santoro’ dato che con due governi diversi l’atteggiamento della Rai nei miei confronti non è cambiato. Non la vivo come una tragedia e la considero un’ennesima prova dell’indipendenza che ho sempre dimostrato. Resto in attesa di conoscere – conclude il giornalista – i vostri commenti a ‘I Fili dell’Odio’. Buona visione”.

Approfondimenti