Minacce a Borrometi. Il boss di Vittoria condannato in via definitiva

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Il giornalista Paolo Borrometi - Foto da streaming

Si chiude con la condanna definitiva in Cassazione di Battista Ventura, il processo che vedeva imputato il boss di Vittoria (Ragusa), per le minacce rivolte al giornalista Paolo Borrometi, vicedirettore dell’Agi e presidente dell’associazione Articolo21.

Un processo durato 7 anni e che si è chiuso con la condanna a un anno e 10 mesi confermata a Ventura per le minacce di morte e la tentata violenza privata ai danni di Borrometi per le sue inchieste sulla criminalità organizzata vittoriese. La suprema corte ha rigettato il ricorso di Ventura contro la sentenza della Corte d’appello di Catania che nel giugno 2020 lo aveva condannato riconoscendo l’aggravante del metodo mafioso.

Ad inchiodare l’imputato le frasi rivolte al cronista tra cui “Ti scippo la testa, sarò il tuo peggior incubo e poi ci incontreremo nell’aldilà; se vuoi ci incontriamo anche negli uffici della Polizia, tanto la testa te la scippu u stissu; tu ci morirai con il gas” e diversi altri epiteti irripetibili che hanno portato Borrometi a vivere sotto scorta a partire dal 2014.

Nel corso del processo di primo e secondo grado, a confermare il calibro del Ventura e le minacce verso Borrometi, anche i collaboratori di giustizia fra cui l’ex genero del boss, Rosario Avila.

Parti civili nel procedimento sono state, oltre a Borrometi, la Fnsi, l’Ordine nazionale dei giornalisti, il Comune di Vittoria e l’Ordine dei giornalisti della Sicilia.

Soddisfazione della Fnsi – “Grande soddisfazione” per la decisione della Cassazione viene espressa dalla Federazione nazionale della Stampa italiana, che in tutte le fasi di questa lunga vicenda giudiziaria è stata parte civile al fianco di Paolo Borrometi, assistita dall’avvocato Roberto Eustachio Sisto dello studio legale FPS.

“I giudici – commentano Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi – hanno finalmente riconosciuto una volta per tutte quello che tutti sapevano, e cioè che Paolo Borrometi era minacciato dalla mafia. E questo nonostante le campagne diffamatorie che qualcuno ha tentato di ordire nei suoi confronti. Nel ringraziare l’avvocato Sisto, rivolgiamo un abbraccio a Borrometi, con l’auspicio che chi in questi anni lo ha attaccato anche su questa vicenda abbia ora il coraggio di chiedere scusa”.

Per l’avvocato Roberto Eustachio Sisto si tratta di “un risultato importante a testimonianza dell’efficacia dell’impegno, anche processuale, della Fnsi. Il diritto di cronaca – rileva il legale – è un pilastro costituzionale la cui aggressione, specie se aggravata dalle modalità mafiose, come stabilito dalla Cassazione e prima ancora dalla Corte di Appello, merita una profonda censura”.

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