Minori dipendenti dai videogiochi. In Cina non possono giocare più di tre ore a settimana

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Gamer in azione - Photo by Florian Olivo on Unsplash

Massimo tre ore a settimana davanti ai videogiochi: non più di un’ora al giorno, solo dalle 20 alle 21 e solo il Venerdì, il Sabato e la Domenica. È la stretta imposta dalla Cina contro la dipendenza dai giochi online dei minori. Un problema sempre più diffuso nel paese della grande muraglia e non solo, su cui il governo ha deciso di intervenire in modo drastico. Dopo una campagna mediatica in cui i videogiochi sono stati definiti da fonti governative “oppio per lo spirito” e si è posta l’attenzione alla “salute mentale e fisica dei minori” contro la dipendenza da videogiochi, è arrivata la stretta con cui ai produttori si è chiesto di “dare sempre priorità al bene sociale e rispondere attivamente alle preoccupazioni della società”.

Un giro di vite che inasprisce una norma che già era presente in Cina e che prevedeva che i minorenni cinesi potessero giocare online nei giorni feriali per un massimo di 90 minuti, con divieto di connettersi dopo le dieci di sera e prima delle 8 del mattino. Mentre, nei giorni festivi e nei weekend i minori potevano avere accesso ai giochi online per massimo tre ore al giorno.

Chi controlla? – Ma come è possibile verificare che la norma venga applicata? Le limitazioni temporali scattano automaticamente in base alle registrazioni degli utenti e chiaramente per aggirare l’ostacolo molti ragazzi si registrano utilizzando i documenti e le generalità dei genitori. Per questo le autorità cinesi hanno chiesto alle aziende di assicurarsi che i minori si registrino online con le loro vere generalità. Tanto che Tencent, una delle maggiori software house al mondo, ha perfino sviluppato un sistema di riconoscimento facciale ad hoc.

Certo appare quantomeno strano che siano proprio i produttori di videogiochi, che sono i più colpiti dalle limitazioni e che perdono miliardi in borsa ad ogni nuovo annuncio, a fornire gli strumenti al Governo per controllare. D’altronde il regime cinese permette cose che nelle democrazie occidentali sono difficilmente immaginabili. Certamente il problema della dipendenza dei più giovani dai giochi online non è solo cinese e, anche se magari non con queste imposizioni, sarebbe il caso di cercarvi rimedio anche da quest’altra parte del mondo.

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