Nel cda Rai del 31 luglio parte la corsa a ostacoli di Foa

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Nelle prossime ore sapremo se Marcello Foa riuscirà a diventare presidente della Rai. Ma soprattutto capiremo se il centrodestra esisterà ancora. Nella partita a scacchi tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, infatti, il leader del Carroccio – sempre più a suo agio con Luigi Di Maio e sempre più infastidito dall’ombra del Cavaliere – ha fatto la mossa del cavallo (morente). Ha escogitato – Alessandro Sallusti su Il Giornale di oggi docet – una scortesia per l’alleato azzurro e non lo ha avvertito della nomina di Foa; però ha indicato un giornalista che ha scritto per anni per il “suo” Giornale. Se Berlusconi vota Foa certifica il ruolo di leader subalterno; se non lo vota lascia Salvini nelle braccia dei grillini. E a giudicare da quanto appena dichiarato dal vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, il dado è tratto: “Non potremo votare Foa a presidente Rai, metodo sbagliato”. Se non ci sarà un miracoloso armistizio ad Arcore nelle prossime ore, insomma, la Rai sarà la Sarajevo del centrodestra e – citando Giovanni Toti – “Foa diventerà il principe ereditario d’Austria”.

La prossima mossa in questa partita a scacchi la farà il cda Rai. Si riunisce martedì 31 luglio alle 17 con all’ordine del giorno l’elezione dell’amministratore delegato e del presidente. Scontata la nomina di Fabrizio Salini come ad. Abbastanza scontata anche quella di Marcello Foa presidente. Se è vero, infatti, che alcuni consiglieri potrebbero avere legittime riserve a votare Foa, è vero anche che in una sede tecnica (e non politica) partire con un no al presidente “suggerito” dall’azionista non sarebbe un bel viatico. Più probabile che sia lo stesso Foa, qualora sia certo l’impallinamento a San Macuto, a fare un passo indietro. Una mossa alla Giulio Malgara nel 2005. Che poi, a pensarci bene, Foa il presidente della Rai lo potrebbe fare anche senza l’avallo della Vigilanza. É il consigliere anziano, quindi facente funzioni in assenza di un presidente avallato dalla Vigilanza. Altro che Sarajevo, sarebbe un Vietnam…

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