Nel nuovo “governo” Rai, l’ago della bilancia sarà un dipendente

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Fervono i preparativi in Viale Mazzini e nei palazzi della politica in vista della nomina del nuovo cda Rai composto da sette consiglieri. L’attuale board (a nove) scade formalmente con l’assemblea degli azionisti che deve tenersi per legge entro il 30 giugno. E il 30 aprile – sessanta giorni prima – il Senato (che elegge due consiglieri), la Camera dei deputati (che elegge due consiglieri) e la Rai (che ne elegge uno) hanno pubblicato nei rispettivi siti istituzionali l’avviso per la presentazione delle candidature al cda come dettato dall’articolo 49 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Candidature da recapitare tramite pec (con nutrito curriculum e “fedina penale”) entro il 31 maggio 2018 ai seguenti indirizzi: cdarai@certcamera.it e cdarai@pec.senato.it. La Rai, invece, deve ancora chiarire bene il regolamento interno e presto lo renderà noto ai dipendenti tramite intranet. Gli ultimi due consiglieri, tra cui l’amministratore delegato, li designa il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Economia.

Le consultazioni (informali) di Padoan

Considerando che Camera e Senato votano con “voto limitato a un solo candidato”, Movimento 5 Stelle e la coalizione di centrodestra, guardando alla consistenza dei gruppi, avranno gioco facile a scegliersi i quattro (due per “fazione”) candidati di bandiera. Il Partito democratico, per evitare di rimanere a secco, dovrà appellarsi al Consiglio dei ministri e in particolare – sic stantibus rebus – al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. E la cosa, considerando che dalle stanze dell’azionista Rai uscirà anche il nome del potente amministratore delegato, non mancherà di destare polemiche. Più probabile dunque che Padoan proceda a consultazioni (informali) con i leader prima di fare nomi… Comunque vada, è evidente che sarà un cda con almeno tre fazioni diverse, in cui il dipendente Rai – che ha buone possibilità di divenire anche presidente – sarà spesso e volentieri l’ago della bilancia. A proposito di presidenza: l’efficacia dell’elezione a presidente di un consigliere viene votata dalla Commissione di Vigilanza. Ma gli scranni a San Macuto rimarranno vuoti – essendo una commissione bicamerale destinata a un presidente d’opposizione – fino a quando non ci sarà un governo. Lo “scettro” di Viale Mazzini, insomma, ammesso che si riesca a procedere in tempi rapidi, potrebbe rimanere in mano ad interim al consigliere anziano.

Le candidature Rai

Presto l’azienda renderà noti i particolari. Nel frattempo, qualcosa si sa. A fine maggio in Viale Mazzini si deve insediare la commissione elettorale (seggio aperto 24 ore, voto elettronico e segreto) con la presentazione dei candidati. La consultazione – in caso di mancato raggiungimento del quorum del 50% degli aventi diritto – prevede il doppio turno. Per candidarsi nella tv di Stato occorrono tre anni di anzianità aziendale, almeno 150 firme o la presentazione delle organizzazioni sindacali (Usigrai, Adrai, Cgil, Cisl, Uil, Snapter, Ugl, Libersind) firmatarie del contratto di lavoro collettivo o integrativo della Rai SpA. Ma soprattutto essersi distinti per “onorabilità, prestigio, competenza professionale e notoria indipendenza di comportamenti”. La Rai conta circa 12 mila dipendenti: circa 10 mila quadri-impiegati-operai; 1.700 giornalisti e 300 dirigenti. Circa 10 mila (quelli assunti a tempo indeterminato) saranno gli aventi diritto. Di questi circa 5.000 sono iscritti ai sindacati che dunque giocheranno una partita importante non solo nelle candidature. L’Usigrai (il sindacato dei giornalisti) ad esempio conta oltre 1.500 iscritti. Il prescelto – guardando al caos nel Palazzo – avrà proprio un bel “fardello”…