Intercettazioni, il ddl torna in commissione

aula_senato.jpgRientro ai box. Il ddl sulle intercettazioni torna in commissione Giustizia del Senato. Il nuovo appuntamento in Parlamento è fissato per martedì prossimo, l’8 giugno. La settimana di intervallo servirà alla Commissione per esaminare gli undici emendamenti presentati da Popolo della libertà (PdL) e Lega. Gli interventi “correttivi” al testo proposti dalla maggioranza devono infatti essere discussi uno per uno e sono considerati ancora insufficienti dall’opposizione. Per il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri un nuovo passaggio in Commissione non era necessario, perché, a suo dire, la discussione era già stata lunga, completa e approfondita. Dopo il respingimento da parte dell’Aula delle questioni pregiudiziali e di quella sospensiva presentate dalle opposizioni, il presidente del Senato Renato Schifani ha deciso di rinviare il ddl. “Da presidente del Senato – ha spiegato – ho sempre cercato sul tema delle intercettazioni di favorire al massimo i momenti di dibattito e di approfondimento. Ritengo dunque che un ulteriore approfondimento su alcuni temi possa costituire un elemento utile per cercare una mediazione”. Molti sono infatti ancora gli argomenti da chiarire e tanti i quesiti senza risposta, tra cui le otto domande elencate in Senato da Giovanni Legnini (Partito democratico) e da lui stesso definite “facili quanto drammatiche”. Il parlamentare si chiede innanzi tutto quali effetti produrranno le norme restrittive del diritto di cronaca sugli atti già resi pubblici o disponibili ai difensori delle parti. “Chi garantirà – prosegue Legnini – la correttezza del riassunto da pubblicare, la sua lunghezza, la sua idoneità a riferire la completezza dei fatti anche nell’interesse degli indagati? E che cosa ne sarà di questa nuova categoria di atti che in virtù delle disposizioni processuali sarà pubblica ma non sarà pubblicabile sulla stampa? Quali saranno le nuove modalità diffusive di informazioni non pubblicabili ma di enorme interesse per l’opinione pubblica? E che succederà quando tali atti pubblici ma non pubblicabili saranno pubblicati dalla stampa straniera? Dovremo andare all’estero per essere informati sui fatti del nostro Paese o potremo utilizzare i moderni strumenti telematici, Internet, per attingere informazioni dall’estero e per rimediare al divieto di pubblicazione in Italia, sanzionato con il carcere? E che ne sarà delle indagini nelle quali si scoprirà, magari a distanza di anni, che il delitto fu consumato il primo o il centesimo giorno successivo alla cessazione della possibilità di proseguire nelle intercettazioni? E quali saranno i prezzi che dovremo pagare in termini di sicurezza e di tutela delle vittime dei reati, quando fra alcuni anni avremo contezza del fatto che imputati di estorsioni o usura in realtà appartenevano alle molte mafie del nostro Paese ma ciò non fu possibile accertarlo?”
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