Intercettazioni, il Senato approva per fiducia

Aaula_senato.jpgpprovazione scontata. Passa al Senato il ddl sulle intercettazioni. Il provvedimento era stato blindato dal governo, che vi ha posto la fiducia. Nonostante il dibattito acceso, gli scontri e il crescente clima di tensione, l’esito era di fatto piuttosto prevedibile. La votazione si chiude con 164 voti favorevoli (Pdl e Lega) e 25 contrari (Idv, Udc, Api e radicali). Il Partito democratico non ha partecipato, mentre gli esponenti dell’Italia dei valori, dopo aver passato la notte in aula, hanno stamani occupato i banchi del governo finché il presidente del Senato Renato Schifani li ha espulsi. La maggioranza, per bocca di Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Popolo della libertà, si dice “orgogliosa” del proprio operato, mentre l’opposizione prevede l’intervento della Corte Costituzionale. “Questo testo sulle intercettazioni – commenta Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Partito democratico – è pieno di errori, di elementi di irragionevolezza, e ha profili di incostituzionalità molto seri”. Come previsto, l’aver posto la fiducia sul provvedimento ha comportato automaticamente la sua approvazione. Per l’opposizione si è trattato di fatto di un atto di forza da parte del governo, un ennesimo tentativo di togliere autorità al Parlamento con un’azione che nel caso specifico viene denunciata anche come illegittima. Come fatto notare dalla Finocchiaro già prima delle dichiarazioni di voto, infatti, l’ultimo Consiglio dei ministri si è riunito il 25 maggio scorso, ma da allora il testo del provvedimento è stato modificato. Il governo dovrebbe porre la fiducia su ciò che viene effettivamente votato in aula e non su una sua versione precedente e diversa. Il provvedimento ora passa alla Camera, mentre infuria la protesta. Dal presidio in piazza Navona contro la legge-bavaglio, il presidente della Federazione nazionale italiana Franco Siddi anticipa manifestazioni davanti alle sedi istituzionali, uno sciopero generale il 5 o l’8 luglio e i giornali di domani a lutto. “Abbiamo chiesto a editori e direttori – spiega Siddi – di predisporre un impianto comune per la prima pagina in cui si segnali il colpo mortale inferto alla libertà. Se gli editori non ci staranno pubblicheremo noi a pagamento un necrologio perchè sia chiaro l’allarme”.
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