Intercettazioni, emendamenti e stroncatura Onu

bongiorno_giulia.jpgDdl intercettazioni: è il giorno deglii emendamenti. Giulia Buongiorno, presidente della commissione giustizia alla Camera, presenta cinque importanti proposte di modifica, che, se dovessero essere approvati, renderebbero decisamente più mite il provvedimento. Innanzitutto, sanzioni più leggere per gli editori. Quindi, l’unico posto interdetto agli ascolti degli investigatori sarebbe la “privata dimora” e non più il generico “luogo privato”. Per ritenere le conversazioni attinenti alle indagini, poi, sarebbe sufficiente un “fondato motivo”, senza la precedente necessità di “concreti elementi”. Inoltre, soprattutto per la prima fase delle indagini, ci sarebbero meno vincoli per le intercettazioni e, infine, si ridurrebbero i privilegi per i parlamentari. Queste proposte di modifica arrivano dopo che ieri anche l’Onu aveva invitato a cancellare o quantomeno a rivedere il ddl intercettazioni. Le Nazioni Unite si sono così espresse ieri in difesa della libertà di espressione in Italia. L’avvertimento arriva da Frank La Rue, relatore Onu sulla libertà di espressione. Il disegno di legge deve essere abolito o modificato, perché “se adottato nella sua forma attuale – spiega La Rue – può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione”. Si comprendono infatti le implicazioni della pubblicazione delle intercettazioni e la necessità di tutelare il diritto alla privacy, ma nella sua forma attuale il provvedimento “non costituisce una risposta adeguata a tali preoccupazioni e pone minacce per il diritto alla libertà di espressione”. In particolare, si considera troppo severa la condanna a quattro anni per i non giornalisti che registrino e diffondano una conversazione senza il permesso della persona coinvolta. “Una sanzione così severa – spiega La Rue – minerebbe seriamente il diritto di tutti gli individui a cercare e comunicare informazioni, in violazione della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, di cui l’Italia è parte”. Anche la punizione per giornalisti ed editori che pubblichino intercettazioni prima dell’inizio di un processo risulta sproporzionata rispetto al reato. Nel caso, infatti, il testo prevede fino a 30 giorni di carcere e una multa fino a 10mila Euro per i giornalisti e una di 450mila per gli editori. Sono disposizioni che, unite all’eccessiva durata nel tempo dei procedimenti giudiziari italiani, ostacolano il giornalismo investigativo su questioni di interesse pubblico, come ad esempio la corruzione. L’esperto Onu, quindi, consiglia caldamente un ulteriore e approfondito confronto con tutte le parti interessate, con riferimento soprattutto a giornalisti, media e organizzazioni della stampa. La Rue è anche pronto a fornire eventuale assistenza tecnica per garantire il rispetto degli standard internazionali dei diritti umani sulla libertà di espressione. Il relatore, quindi, preannuncia una possibile missione di sopralluogo nel 2011 per esaminare la situazione della libertà di stampa in Italia. “Sono fortemente sorpreso e sconcertato per questa posizione di un rappresentante dell’Onu” commenta il ministro degli Esteri Franco Frattini. Non così però le forze di opposizione e il presidente dei deputati dell’Italia dei Valori Massimo Donadi ricorda le critiche già raccolte dal provvedimento. Il no dell’Onu infatti va ad aggiungersi a quelli già espressi da altri organismi internazionali quali il dipartimento di giustizia americano e l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce).
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