Conclusi con l'incontro con i giornalisti gli Stati generali dell'editoria

Si è conclusa con l'incontro con giornalisti la fase degli incontri pubblici con tutti i soggetti della filiera degli Stati generali dell'editoria. Un percorso di dieci incontri fortemente voluti dal sottosegretario Vito Crimi del M5S per cercare una strada che permetta il rilancio dell'intero comparto, per aprire una finestra sugli scenari futuri che stanno profilandosi.

Un incontro che, almeno per quanto riguarda la partecipazione, ha deluso il sottosegretario all'editoria che dalla grande aula dei gruppi alla Camera praticamente deserta ha ammesso "avevamo anche prenotato per il pomeriggio, mi ero illuso". Assenti per scelta i rappresentanti dei vertici dell'Ordine dei giornalisti e della Federazione nazionale della stampa segno evidente della conflittualità tra i vari attori del settore.

Una scelta voluta, come ha confermato Angelo Baiguini del consiglio nazionale, ed esponente della Federazione pubblicisti. "Sono qui in dissenso dalla decisione del consiglio – ha detto -. Per ribadire che l'Ordine ha una sua funzione. Si può anche rimetterlo in discussione, riconoscerne i limiti, ma chi fa informazione deve avere un riferimento. Per questo spero l'appuntamento sia rimandato ai tavoli tematici e che l'Ordine entri in questa partita e giochi il suo ruolo". Per l'Fnsi non erano presenti il segretario e il presidente (pur non specificatamente invitati all'incontro, aperto a "tutti i giornalisti", come sottolineato più volte dagli organizzatori), ma diversi consiglieri, alcuni dei quali hanno preso la parola, ma presentandosi prevalentemente come giornalisti delle varie testate. Per l'Inpgi era presente ed è intervenuto il sindaco effettivo Pier Luigi Franz.

"Prendo atto con tanta amarezza – ha detto Crimi a conclusione delle oltre quattro ore di lavori -. L'idea degli Stati generali nasce con tanta, tanta buona fede da parte mia, mi immaginavo, nella mia ingenuità, che le cose andassero forse diversamente. Un mese e mezzo di lavoro, due incontri alla settimana con tutti i lavoratori del settore… Qualcuno ha boicottato o deciso di ignorare. Prendo atto, ma questa è un’occasione persa, e lo dico in particolare a chi ha deciso di non partecipare".

Crimi ha comunque ribadito che "lo Stato deve fare la sua parte, cercando di ridurre il danno della crisi", bisogna però vedere con quali strumenti, cercarne di nuovi e di più efficaci, perché "negli ultimi 20 anni lo Stato è intervenuto molto a sostegno dell'editoria e dell'informazione, ma se ancora oggi la crisi non è riuscita a trasformarsi in opportunità, probabilmente quelle scelte e quei percorsi non sono stati idonei, efficaci. Allora che tipo di soluzioni possiamo mettere in campo, reciprocamente?".

Ad aprire l'incontro i contributi di Alberto Puliafito, responsabile di Slow news e autore del libro "DCM - Dal giornalismo alla gestione dei contenuti digitali" edito dal Centro di Documentazione giornalistica, che ha parlato in collegamento skype dagli Stati Uniti dove si trova per un programma di scambio International Visitor Leadership Program (IVLP). In sala era presente Daniele Nalbone responsabile web de Il Paese sera. Entrambi hanno parlato della loro idea di giornalismo portando ad esempio le proprie esperienze professionali, a rappresentare il “nuovo” corso del giornalismo, basato sulla visione del digitale come una opportunità da sfruttare e non come il male assoluto. Sempre se supportato dall'attenzione al lettore, dalla qualità dei contenuti e dall'approfondimento degli stessi.

A spiegare l'assenza del sindacato dei giornalisti ci ha pensato il segretario Raffaele Lorusso che ha spiegato: "Non potevamo partecipare perché non volevamo legittimare con la nostra presenza un'impostazione che non condividiamo".

Lorusso non ha risparmiato critiche anche alla scelta dei relatori che ha sottolineato: "premesso che tutti hanno la libertà di parlare e di esprimere le proprie idee, facciamo fatica a capire quali siano i modelli di business che il sottosegretario Crimi auspica per il settore. Sono quelli da cui provengono alcuni dei relatori odierni, realtà sconosciute per la previdenza alla gestione principale dell'Inpgi, o dove non risultano posizioni lavorative attive? In realtà è il modello di un'informazione sul web senza regole. È imbarazzante e sconcertante che, con queste premesse, la richiesta di confronto provenga da chi ha appena tagliato il Fondo per il pluralismo dell'informazione accusando molte aziende di non rispettare le regole e ora ne ammette al tavolo altre in evidente condizione di irregolarità".

Eppure proprio Puliafito nel suo intervento ha sottolineato la necessità di una giusta valorizzazione anche economica del lavoro del giornalista, criticato "il sindacato che ha accettato negli ultimi contratti ogni ribasso pur di tentare di tenere in vita" il sistema esistente, stroncato il contratto Uspi-Fnsi, definito "contratto di lavoro sottopagato" a favore poi di aziende che fatturano 9-10 milioni di euro l’anno, consentendo l’ingresso nel mondo del lavoro a giovani giornalisti a 700-800 euro al mese, cancellando diritti. "Se fare il giornalista a 1.000 euro al mese per copiare 20 articoli al giorno, io faccio altro" ha concluso, perché l’unico modo per non condannare questa professione all'estinzione è puntare sulle "3 regole dell’informazione: notizie buone, giuste e pulite, il successo non si misura con i picchi di traffico. E senza qualità sul posto di lavoro non ci può essere qualità nel prodotto".

Anche Nalbone concorda sulla necessità di tornare al servizio dei lettori, fornendo loro notizie valide, approfondite, con un taglio originale, puntando sul "coinvolgimento del lettore" come interlocutore. Anche per il professore di Economia e industria dei media alla Statale di Milano, Marco Gambaro la competenza dei giornalisti e l’informazione di qualità è il fulcro del problema.

In questo quadro l’aiuto dello Stato a sostenere la fase di trasformazione è la richiesta pressocchè unanime, come diffusa è la richiesta che i sostegni vengano strettamente legati alla trasformazione: alla formazione, al rispetto contrattuale, all'incentivazione delle nuove assunzioni. Forte e generale anche l'esigenza di avere un interlocutore, di aprire tavoli di confronto permanenti o meno con il governo. Lo chiede nuovamente, anche in questa sede, Rita Palumbo, segretario generale della Ferpi: "Serve un tavolo permanente sulle nuove professioni. Giornalisti e comunicatori si devono parlare per trovare modelli di compenso e di previdenza, per capire come affrontare la sfida delle nuove tecnologie, lavorare per superare la crisi, valorizzando ciascuno le proprie peculiarità". E poi pressante la richiesta di tutelare i colleghi della libera professione, di eliminare i contratti co.co.co., veri contratti di schiavitù, di rendere operativa la nuova commissione sull'equo compenso.

Tra i tanti temi c'è anche l'appello di Massimo Alberizzi per "separare i poteri tra politica, economia e media, come accadde durante la rivoluzione francese, con la separazione dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, dello Stato".

Insomma tanti e complessi i temi emersi da quest'ultimo incontro che si inseriscono in un quadro di rapporti non certo idilliaci tra le diverse parti in causa. Ad incontri chiusi resta difficile, dunque, tirare le somme di questi Stati generali anche perché Crimi, pur precisando via via le sue posizioni, non ha mai mostrato le carte sugli interventi che il governo ha in cantiere.

Di sicuro a fine lavori si è tolto diversi sassolini dalle scarpe: oltre a lamentarsi della scarsa partecipazione, ha criticato un recente titolo di Repubblica (Forza capitana) definendolo "propaganda", ha lanciato strali sulla gestione dell'Inpgi, ed ha definito il dibattito parlamentare sulla governance dell’ordine dei giornalisti nella scorsa legislatura "un guerra tra squali".

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