Crisi Gazzetta del Mezzogiorno. De Tomaso lascia la direzione

Giuseppe De Tomaso lascia la direzione della Gazzetta del Mezzogiorno dopo una vita di lavoro al quotidiano barese. Ci era arrivato nel 1986 e nel corso degli anni era stato inviato di politica e economia poi capo della redazione politica, caporedattore centrale, e dal 1999 vice direttore. Fino alla nomina a direttore che era arrivata il 15 maggio 2008. De Tomaso è stato uno dei direttori più longevi del quotidiano con oltre 130 anni di storia.

La Gazzetta da tempo naviga in cattive acque da un punto di vista finanziario e De Tomaso ha preso la decisione di lasciare il giornale dopo la lettera dei commissari giudiziari che annuncia un piano di grandi risparmi per accedere al concordato preventivo. L'ormai ex direttore, dal 1° agosto sarà in prepensionamento e con il suo addio contribuirà al taglio dei costi.

La direzione del giornale ad interim è assunta dal caporedattore centrale Michele Partipilo, già autore di diversi testi e collaboratore del Centro di Documentazione giornalistica, a cui va il nostro in bocca al lupo.

Giusto ieri, era comparso sul quotidiano pugliese un articolo in cui l'editore ha voluto comunicare ai lettori la richiesta al tribunale di Bari del "Concordato preventivo" per cercare di rilanciare l'attività del giornale che versa in un grave stato di crisi. "Ci sembra giusto informarVi - si legge nell'articolo - che il Vostro giornale ha avviato una procedura societaria, che prende il nome di concordato preventivo, che è stata chiesta al Tribunale di Bari, che ha a sua volta ha nominato due Commissari, che ne seguiranno gli sviluppi".

Una scelta pressoché obbligata che permetterebbe "di riportare in equilibrio i conti del giornale, che negli ultimi anni ha sofferto pesantemente della crisi, che ha colpito l'editoria giornalistica".

E' trascorso quasi un anno da quando il 24 settembre del 2018, il principale quotidiano di Puglia e Basilicata, è stato sottoposto alla gestione giudiziaria per la sentenza di sequestro e confisca del 70% delle quote azionarie della Edisud spa, che fanno capo all'editore catanese Mario Ciancio Sanfilippo, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa.

La situazione dei conti fortemente deficitaria riscontrata all'atto del sequestro, ha portato a chiudere il bilancio del 2018 con una perdita operativa di oltre 7 milioni. Ciò ha resto inevitabile, ai fini della continuità aziendale imposta dalle norme, di trovare un acquirente da parte del Tribunale di Catania – Sezione misure di prevenzione, attraverso i Custodi-Amministratori Giudiziari.

L’unico ad affacciarsi è stato il socio di minoranza di Edisud, Denver, che fa capo a Sorgente Group Italia, di cui è amministratore delegato Valter Mainetti, editore del quotidiano "Il Foglio" e del mensile "Tempi". La proposta, con il supporto di un importante istituto di credito, prevede all'omologa del concordato, prevista fra aprile-settembre del 2020, una importante immissione di mezzi propri e l'ingresso nel capitale di un partner industriale. Intanto l'avvio del concordato facilita una preliminare contrazione dei costi e accelera la dismissione di alcuni cespiti.

Infatti con l'ok del Tribunale di Catania, al quale fa capo la gestione commissariale, il cda di Edisud ha chiesto nella seconda metà di luglio l'ammissione alla procedura di concordato preventivo in continuità al Tribunale di Bari, che ha subito nominato due commissari.

"Il giornale che da tanti anni e per tante generazioni è stato vicino al territorio – continua la lettera di Edisud – è un patrimonio nazionale che oggi non solo va conservato, ma deve essere con urgenza rilanciato tenendo conto delle innovazioni che hanno interessato fortemente anche il settore editoriale. E ciò vuol anche dire una struttura produttiva più snella, unita alla ricerca di economie di scala e sinergie con gruppi editoriali, che permettano di concentrare le risorse giornalistiche alla copertura dell’informazione locale, sul piano di servizio e di cultura".

La Gazzetta del Mezzogiorno, 130 di storia che hanno visto passare sulle sue pagine grandi firme come Benedetto Croce, è così di fronte a una difficile sfida: deve infatti riuscire, come prevede il concordato, a riportare rapidamente inequilibrio i suoi conti, progressivamente peggiorati negli ultimi sei anni con i ricavi da copie vendute scesi del 40% e della pubblicità per il 60%.

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