Prepensionamenti giornalisti, l'emendamento passa in Commissione

E' stato approvato nella notte tra l'11 ed il 12 dicembre in Commissione Bilancio del Senato, l'emendamento alla manovra che finanzia i prepensionamenti dei giornalisti, stanziando 7 milioni nel 2020 e 3 milioni all'anno dal 2021 al 2027.

Un'azione che punta a favorire l’accesso anticipato alla pensione per i giornalisti professionisti e poligrafici per quelle aziende che "abbiano presentato dopo il 31 dicembre 2019 piani di ristrutturazione o di riorganizzazione aziendale” a patto che sia prevista la contestuale assunzione “nel rapporto minimo di 1 assunzione a tempo indeterminato ogni 2 prepensionati" di giovani "con un’età non superiore ai 35 anni", giornalisti o "con competenze professionali coerenti con il progetto di rilancio, riconversione digitale e sviluppo aziendale", oppure giovani giornalisti che abbiano già in essere con l’azienda o con il gruppo di cui questa fa parte, rapporti di lavoro autonomo, anche in forma di co.co.co.

Resta confermata l'impossibilità da parte dell'azienda interessata o di altre aziende dello stesso gruppo, di instaurare con i prepensionati rapporti di lavoro dipendente o di collaborazione, pena la revoca del finanziamento concesso.

Per gli stampatori invece, che la prima formulazione sui prepensionamenti escludeva dai benefici previsti (accesso con 35 anni di anzianità contributiva per gli anni 2020-23 e più fondi per 2020-27) arriva la buona notizia e ora rientrano nel pacchetto. Un emendamento riformula gli aventi diritto con la seguente dicitura: "lavoratori poligrafici di imprese stampatrici di giornali quotidiani e di imprese editrici e stampatrici di giornali quotidiani, di periodici e di agenzie di stampa a diffusione nazionale".

E' saltata, invece, la norma che doveva prolungare gli effetti dello scudo anti-commissariamento dell'Inpgi, l’istituto di previdenza per i giornalisti La norma, che stabiliva la proroga dello scudo anti-commissariamento dell’istituto dal 31 dicembre 2019 al 30 giugno 2020, insieme però all'anticipo alla stessa data dell’obbligo di presentazione del bilancio tecnico-attuariale che deve attestare gli effetti dei programmi di risanamento, è stata dichiarata inammissibile, e quindi cassata dalla legge di bilancio.

Contrari ai finanziamenti per i prepensionamenti l'Ordine dei giornalisti e la Fnsi, il sindacato di categoria, che considerano il provvedimento, non un'azione per salvaguardare la professione giornalistica, ma un favore agli editori.

"Lo sforzo del governo di dare segnali al settore dell'editoria è apprezzabile - ha dichiarato Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, commentando i provvedimenti in discussione - ma dalla lettura degli emendamenti alla legge di bilancio finora presentati emerge chiaramente il tentativo di imporre un'impostazione inaccettabile, la stessa che il Movimento 5 Stelle ha portato avanti nel primo governo Conte, tesa a indebolire l'informazione professionale e a cancellare gli istituti della categoria, a cominciare dall'Inpgi".

Sulla stessa lunghezza d'onda l'Ordine dei giornalisti che attraverso il presidente del Consiglio nazionale Carlo Verna, e i coordinatori dei presidenti degli Ordini regionali, hanno definito, nel suo complesso, “devastante per il giornalismo” l’emendamento alla finanziaria presentato dal Governo relativo ai prepensionamenti nelle aziende editoriali. "C'è una questione – affermano Verna e i coordinatori dei presidenti degli Ordini regionali – che porrebbe clamorosamente in contrasto la norma civilistica che si vorrebbe introdurre, con quella penale relativa all'esercizio abusivo della professione.
Si legge, infatti, che in casi di riorganizzazione o ristrutturazione aziendale debba esserci un rapporto minimo di un’assunzione di un giovane under 35 ogni due prepensionamenti, ma che i giornalisti che lasciano possono essere sostituiti oltre che da altri giornalisti in alternativa da soggetti in possesso di competenze professionali coerenti con la realizzazione dei programmi di rilancio, riconversione digitale e sviluppo aziendale”. "Una parificazione - contnua Verna - per noi di gravità senza precedenti, che oltretutto avrebbe pesanti ripercussioni anche sul nostro Istituto di previdenza, per rimuovere la quale facciamo appello al buon senso che non manca al sottosegretario Martella e a tutte le forze politiche".

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