Fallimento Gazzetta del Mezzogiorno. I giornalisti costituiscono la Coop

La Gazzetta del Mezzogiorno prova a rinascere dalle sue ceneri. Dopo il fallimento della società editrice Edisud Spa e di Mediterranea che deteneva la proprietà della testata, un primo passo verso la rinascita lo hanno compiuto i giornalisti del quotidiano che si sono riuniti in una cooperativa, chiamata proprio "Gazzetta".

La nuova società è stata costituita ieri (18 Giugno 2020) con atto notarile sottoscritto nello studio Amoruso di Bari. Una giornata che, scrive il comitato di redazione in una lettera ai lettori, "rappresenta simbolicamente una porta che si chiude sul passato e il primo passo di un nuovo cammino lungo il quale siamo certi di trovarvi tutti al nostro fianco".

I giornalisti, scrivono nella lettera, sanno che li attende "una sfida importante" ma sono "pronti ad affrontarla con lo stesso spirito, con la stessa tenacia con la quale abbiamo resistito durante gli anni di gestione «manageriale» sui quali adesso l'ultima parola spetta alla magistratura, e poi durante i venti mesi di commissariamento".

"La Gazzetta – continua il Cdr – è un patrimonio collettivo, dei giornalisti che la pensano e la realizzano ogni giorno insieme agli altri lavoratori del giornale, nonché dei lettori che la acquistano e leggono e dei territori che si specchiano nelle pagine cartacee e web prodotte quotidianamente".

"La Redazione non consentirà a nessuno di speculare su questo momento di difficoltà per asservire ad altri interessi un valore che appartiene alla storia della Puglia e della Basilicata ed è l'essenza del nostro lavoro. Vigileremo con attenzione sul futuro e continueremo a scavare senza sosta sul passato, a cominciare dalle ultime concitate settimane durante le quali sembrerebbe che alcuni computer in uso all'amministrazione di Edisud e Mediterranea siano stati ripuliti trasferendo informazioni su "chiavette usb", se non spostati altrove. Settimane durante le quali il lockdown ha reso non a norma l'ottavo piano di piazza Moro 37 dove da gennaio sono stati concentrati sia gli uffici amministrativi che la redazione e la tipografia".

"Mentre la gran parte dei giornalisti era in modalità telelavoro, – denuncia il Comitato di redazione – la quasi totalità della componente amministrativa e dei consulenti aziendali ha continuato ad occupare le scrivanie, consultare archivi, utilizzare computer. Continueremo a scavare anche sugli anni delle consulenze a società di Firenze, Bologna e Bari incaricate di occuparsi di progetti di marketing multimediale che non hanno prodotto risultati, o si sono rivelati fallimentari. Oppure sul depauperamento di prodotti editoriali di successo come GazzettAffari che una volta trasferiti sul web, su impulso dei consulenti esterni, sono stati lasciati alla deriva. La Gazzetta è proiettata verso il futuro, ma pronta a fare i conti con il passato".

Intanto sul fronte delle inchiesta avviata sul fallimento, i finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Bari ieri hanno effettuato una perquisizione nella sede della Gazzetta del Mezzogiorno, in piazza Moro, nel capoluogo pugliese.

Lo ha reso noto lo stesso quotidiano, che ha specificato come il decreto di perquisizione a firma del procuratore aggiunto Roberto Rossi e dei sostituti Lanfranco Marazia e Luisiana Di Vittorio, vede indagato – allo stato – per bancarotta fraudolenta (art. 216 e 223 Legge fallimentare), Franco Capparelli, 77 anni, ex direttore generale di Edisud e, poi, amministratore delegato di Mediterranea nonchè uomo di fiducia dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo".

Le indagini riguardano, secondo quanto riporta il quotidiano, la parte amministrativa di Mediterranea ed Edisud, società nei confronti delle quali lunedì scorso la IV sezione civile del tribunale di Bari – accogliendo la richiesta della Procura – ha dichiarato il fallimento delle due società riconducibili che hanno accumulato debiti per circa 50 milioni di euro.

Vale la pena ricordare, scrive ancora il quotidiano, che "sul tavolo della Procura barese, da più di un anno, c’è anche un articolato esposto presentato dai giornalisti che hanno denunciato una serie di comportamenti del management anche durante il periodo del commissariamento disposto dal tribunale di Catania".

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