Provvidenze, quattromila posti a rischio

natale.jpgMantenere fede alle promesse ripristinando i fondi per i giornali di idee, di partito e di cooperative e convocando al più presto gli stati generali dell'editoria per varare la fondamentale riforma del settore. Sono queste le richieste espresse dal mondo dell'informazione al governo, durante il convegno tenutosi ieri nella sede della Federazione Nazionale della stampa italiana. Il fronte del no ai tagli si compatta, deciso ad evitare la chiusura di circa cento testate e il licenziamento di più di quattromila tra giornalisti e poligrafici, cui si andrebbe incontro se non si “riparasse” al danno fatto in finanziaria con la cancellazione delle sovvenzioni. La norma sotto accusa è il comma 62 dell'articolo 2 dell'ultima manovra varata dal parlamento, che sopprime “il carattere di diritto soggettivo dei contributi all'editoria”. All'incontro erano presenti i Comitati di redazione dei tanti giornali interessati dai tagli, Mediacoop, l'Associazione Articolo21; i parlamentari Emilia De Biase e Vincenzo Vita del Pd, e Beppe Giulietti e Roberto Mura della Lega, oltre ad alcuni sindacalisti come il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni. Un incontro che è servito per raccogliere le idee e lanciare un'offensiva affinché sia ripristinato il “diritto soggettivo” indispensabile per garantire le certezze necessarie per una corretta gestione aziendale e consentire agli amministratori delle società di programmarne le scelte. “A quaranta giorni dalla soppressione del diritto soggettivo - ha esordito il presidente della Fnsi Roberto Natale – la situazione non è stata chiarita, nonostante le rassicurazioni del ministro dell'economia Giulio Tremonti e le promesse del sottosegretario Paolo Bonaiuti. Fino a questo momento non si sa nulla, se la norma che ripristina il diritto soggettivo sarà contenuta nel decreto sviluppo o nel cosiddetto milleproroghe”. La risoluzione del problema non ammette più rinvii: “Senza il diritto soggettivo – ha sottolineato Natale - si rende incerto l’ammontare dei contributi, non è possibile appostarli nei bilanci aziendali determinando gravissime difficoltà finanziarie, perché l’erogazione dei contributi viene effettuata alla fine dell’anno successivo a quello di riferimento”. Per questo, ha concluso il presidente della Fnsi, “chiediamo che il governo mantenga l’impegno ed inserisca l’indispensabile ed urgente provvedimento, all’interno del decreto sviluppo che il Consiglio dei ministri si appresta ad approvare”. Contestualmente alla reintroduzione dei fondi si è tornato a parlare della riforma dell'editoria, “che tagli gli sprechi e riconosca i diritti a chi li ha”. Un'operazione di “pulizia” che, secondo Natale, deve essere “fatta alla luce del sole, in una trattativa pubblica con le rappresentanze di settore. Non può accadere – ha specificato - che all'improvviso esca fuori una lista di buoni compilata in base a criteri sconosciuti”. Per questo motivo si è tornati ad invocare la convocazione degli stati generali. Un appuntamento che, se ulteriormente rimandato dal governo, “potrebbe essere convocato dalle rappresentanze di settore subito dopo le elezioni regionali”, ha proposto il segretario confederale Cgil, Fammoni. Nel frattempo, si pensa a una mozione bipartisan da presentare a Camera e Senato che impegni l'esecutivo e non si esclude neanche la proclamazione di uno sciopero dei giornalisti delle testate interessate dai tagli.

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