Intercettazioni. Travaglio diffamò Grazia Graziadei. Condannato dopo otto anni

Una battaglia giudiziaria lunga otto anni, al termine della quale il direttore de "il Fatto Quotidiano", Marco Travaglio, è stato condannato dalla sesta sezione penale del Tribunale di Roma per diffamazione nei confronti della giornalista del TG1 Grazia Graziadei.

 

Al centro della vicenda c'era un articolo firmato dal direttore e pubblicato il 4 luglio del 2010 sul tema delle intercettazioni. Nel pezzo in questione Travaglio aveva definito Grazia Graziadei la "minzolina di complemento". E l'aveva messa alla berlina, spiegando come il servizio firmato da Grazia Graziadei per il Tg1, sul delicatissimo tema delle intercettazioni telefoniche, fosse zeppo di cifre e numeri inesatti.

Il verdetto di oggi arriva dopo un braccio di ferro quasi surreale all'interno della magistratura: per ben tre volte, infatti, tre giudici diversi di Roma, tre gup, avevano disposto il non luogo a procedere e chiuso il match. E altrettante volte la Cassazione ha annullato quei provvedimenti e riaperto la partita. Quasi un record, con una battaglia sui confini del diritto di critica e di cronaca.

Alla fine è arrivata la condanna del giornalista al pagamento di una multa più un risarcimento di 30mila euro in favore della Graziadei. In relazione allo stesso articolo il tribunale ha, invece, assolto Travaglio dall'accusa di diffamazione nei confronti dell’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini.

Assolto anche Antonio Padellaro, che era stato chiamato a rispondere quale direttore, all'epoca della pubblicazione, de "il Fatto Quotidiano".

Nell'articolo incriminato Travaglio sostenne che il Tg1 aveva descritto l'Italia come un Paese in cui tutti sono intercettati e sotto il controllo di una sorta di Grande Fratello giudiziario. Il giudice ha sentenziato che il numero dei bersagli "spiati" era esatto, anche se comunque certe implicazioni vanno prese con le pinze perché possono provocare illusioni ottiche e percezioni lontane dalla realtà. Al di là della possibile prescrizione, Travaglio è stato condannato perché ha fatto notare che se sotto controllo ci sono 130mila utenze, ciò non vuol dire che ci sono 130mila intercettati, visto che ogni persona può possedere più di un'utenza. Anche per questo la durezza della condanna era tutt'altro che aspettata.

Travaglio aveva contestato il servizio della Graziadei, soprattutto nel passaggio in cui la giornalista spiegava: "Sono pochissime le inchieste di mafia basate solo su intercettazioni". Frase che fece andare su tutte le furie l'attuale direttore del Fatto, che replicò: "Sarebbe interessante sapere quante sarebbero finite nel nulla se non si fossero avvalse anche di intercettazioni. Ma per saperlo ci vorrebbe un telegiornale. Pretesa assurda, trattandosi del Tg1".

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