Belpietro direttore dell'Unità per un giorno. I giornalisti insorgono

Maurizio Belpietro direttore dell'Unità. Non è uno scherzo né una fake news: anche se solo per un giorno il giornalista già direttore del quotidiano sovranista "La Verità", ha accettato di firmare il quotidiano comunista fondato da Antonio Gramsci.

L'edizione speciale firmata da Belpietro sabato scorso, 25 Maggio 2019, non celebra però un anniversario o una ricorrenza particolare: l’Unità ha smesso di uscire nelle edicole a metà del 2017, e il numero della discordia è stato pubblicato per fare in modo che l'attuale proprietà non perda il diritto di usare il marchio del giornale. Secondo la legge italiana, infatti, una testata giornalistica cessa di esistere se non viene pubblicata almeno una volta all'anno.

La cosa che ha fatto gridare allo scandalo i giornalisti ed i lettori di questa storica testata comunista, ormai in decadenza, è il fatto che l'editore, il costruttore milanese Massimo Pessina, abbia deciso di far firmare il giornale proprio a Belpietro. In un Paese che conta oltre centomila giornalisti la scelta è caduta proprio su chi è da sempre agli antipodi rispetto alle posizioni del quotidiano fondato da Gramsci. All'apparenza qualcosa di più della semplice mancanza di rispetto verso una redazione che, tra tagli e chiusure, sta soffrendo ormai da anni.

Belpietro si trova così ad essere direttore de "La Verità", del settimanale "Panorama" e pure de "L’Unità". Ha accettato la proposta di Pessina e ha detto di averlo fatto per contribuire al salvataggio di una testata, anche se di quel quotidiano ha sempre condiviso ben poco. "Di certo non ho nessuna intenzione di fare il direttore dell’Unità", ha assicurato.

Un’operazione che è stata avvertita come l’ennesimo schiaffo dai giornalisti. Tanto che il comitato di redazione ha subito preso una posizione dura, definendo l’accaduto "l’ultimo affronto alla storia del quotidiano", "un insulto alla tradizione politica" del giornale e "della sinistra italiana prima ancora che una violazione delle norme contrattuali".

Il cdr assicura: "È evidente che da ora in poi e su queste basi non c’è alcuna possibilità di trattare oltre e che i giornalisti de l’Unità tuteleranno la propria professionalità e la propria storia in tutte le sedi possibili". Appello quindi ai vertici dei partiti della sinistra, al mondo della cultura, ai sindacati e “a tutti coloro che hanno a cuore il futuro dell'informazione libera e democratica" per una mobilitazione al fianco della redazione.

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