Scorte. Il Viminale le taglia, ma i giornalisti sotto protezione aumentano

Il Ministero dell'Interno taglia le scorte assegnate a politici e personalità a rischio, ma nonostante il giro di vite i giornalisti sotto protezione aumentano.

Così se le misure per le tutele personali ammontavano a 618 a giugno 2018, oggi sono diminuite a 569. Al contrario i giornalisti sotto scorta sono aumentati dai 18 dello scorso anno ai 22 attuali. Un dato che evidenzia ancora una volta come quella del cronista in Italia sia una categoria professionale a rischio.

Che questo non fosse un Paese per cronisti lo si era intuito e tante sono le avvisaglie, tutte ben documentate nei vari rapporti sulla libertà di stampa in Italia, uno dei Paesi europei con il più alto numero di reporter minacciati. I giornalisti, soprattutto quelli che non vivono dietro il monitor ma sul campo, si trovano a confrontarsi con realtà sociali spesso difficili dove raccontare la verità diventa attività ad alto rischio.

Tra i giornalisti che vivono sotto scorta c'è l'autore di Gomorra, Roberto Saviano, con cui il vice premier Salvini ha spesso polemizzato proprio su questo tema, ma c'è anche Sandro Ruotolo, Floriana Bulfon e Federica Angeli, quest'ultima minacciata dal clan Spada di Ostia e sotto scorta dal 2013.

Curioso il fatto che il provvedimento di razionalizzazione sulle scorte nascesse, in maniera neanche troppo velata, dal braccio di ferro tra il ministro dell'Interno e Saviano e che proprio la categoria cui appartiene lo scrittore partenopeo sia l'unica a non avere un taglio ma addirittura un numero maggiore di scorte.

"Siamo impegnati per garantire la massima tutela per chi è davvero a rischio - afferma Salvini - ma siamo determinati a recuperare centinaia di donne e uomini delle Forze dell’Ordine per assicurare la sicurezza a tutti gli altri cittadini". L'obiettivo è "rendere più efficiente il servizio sia per personale impiegato che per risorse utilizzate. Competenti a decidere sulle scorte sono appositi uffici all'esito dei riscontri informativi. Si tratta di atti amministrativi e non politici".

La diminuzione delle scorte ha portato ad un calo di circa il 9% del numero di agenti utilizzati sia per le scorte personali che per le vigilanze fisse. Per l’esattezza 2.015 le unità delle forze di polizia impiegate (203 in meno rispetto a dodici mesi prima), oltre a 211 per le vigilanze fisse, 404 le vetture blindate e 234 le non specializzate.

Le categorie maggiormente tutelate restano i magistrati, imprenditori e diplomatici, oltre a politici, giornalisti e alti dirigenti dello Stato. In particolare, al primo giugno 2018 risultavano protetti 274 magistrati, 82 politici, 45 imprenditori e 28 diplomatici. Dopo un anno il numero dei magistrati tutelati non ha subito variazioni, i politici sono scesi a 58, gli imprenditori a 32 e i diplomatici a 27.

Aumentano invece i testimoni di giustizia messi sotto scorta. Tra questi e i cosiddetti "testimoni collaboranti" c'è un aumento di 5 unità: oggi sono 15, mentre diminuiscono i familiari dei testimoni di giustizia messi sotto tutela, che passano da 7 a 1. Anche i sindacalisti protetti passano da 6 a 2, come diventano 5 (mentre erano 8 un anno fa) i consulenti governativi protetti.

Infine, analizzando le singole Regioni i numeri dicono che la prima in quanto a scorte è il Lazio (che passa da 209 a 173), che è anche la regione in cui il taglio è stato più massiccio, seguita dalla Sicilia (da 142 a 124), la Campania (70-68) e la Calabria (69-67). Quinta la Lombardia, ultima la Regione Marche con una sola scorta assegnata.

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