Pubblicisti, stop all'iscrizione a posteriori. Arriva il "registro degli aspiranti"

Cambia la modalità di accesso all'albo dei pubblicisti per gli aspiranti giornalisti. Nella seduta del 28 e 29 Gennaio, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, di concerto con la Consulta dei presidenti regionali, ha varato a larga maggioranza l'introduzione del "Registro degli aspiranti pubblicisti". Dal primo aprile 2020 l'attività giornalistica non sarà più riconosciuta a posteriori ma, con l'introduzione del nuovo registro, gli aspiranti cronisti dovranno presentare all'Ordine regionale competente una comunicazione di "inizio attività" con tanto di indicazione della testata o delle testate presso cui si inizia la pubblicazione degli articoli. Viene introdotto, inoltre, l'obbligo di frequentare corsi di formazione per un equivalente di 20 crediti formativi.

Una rivoluzione che il Cong in una nota descrive come "una specie di foglio rosa" per accedere all'Ordine. Chi vorrà iscriversi all'albo come pubblicista dovrà seguire un vero e proprio percorso, sia pratico che teorico, che l'Ordine monitorerà per due anni. Al termine di questo "itinerario" si potrà ottenere l'agognato tesserino.

Un cambiamento "delle regole - si legge ancora nella nota del Cnog - dettato dalla necessità di migliorare i profili professionali dei nuovi entranti; soprattutto per quanto riguarda la deontologia".

"E' l’affermazione della linea riformista del Cnog - ha spiegato il presidente Carlo Verna - che fa seguito all'elaborazione di una proposta di riforma complessiva della professione giornalistica che deve essere esaminata dal legislatore e che, con questa freccia in più al nostro arco, possiamo fondamentalmente sostenere debba avvenire al più presto".

L'iscrizione al nuovo registro sarà necessaria anche per coloro che hanno iniziato il percorso per diventare giornalista pubblicista a partire dal primo gennaio 2019, mentre sarà esentato chi ha avviato la pratica in data antecedente.

Ora la palla passa al ministero della Giustizia, cui fanno riferimento gli Ordini professionali, che dovrà valutare se la nuova disposizione è in linea con la legge professionale, la 69 del 1963, e con i regolamenti applicativi. "Però – fa notare il presidente Verna – in Italia vige già da qualche anno, anche per i giornalisti, l'obbligo della formazione continua. Come è possibile che una parte degli iscritti all'Albo non abbia un preparazione deontologica di partenza?".

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