Cura Italia. Le misure di sostegno per i giornalisti autonomi nel Dl anti Coronavirus

Il decreto "Cura Italia" emanato dal Governo per sostenere famiglie e imprese messe a dura dall'emergenza Coronavirus, è ufficialmente in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale di oggi 18 Marzo. Ma quali sono le misure di sostegno al redditto contenute nel decreto a cui potranno accedere i giornalisti, in particolare quelli autonomi iscritti alla Gestione Separata dell'Inpgi?

Per ora tutto è rimandato ai decreti attuativi del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali che, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, dovrà definire l’ambito di applicazione delle misure contenute nel provvedimento.

Con l’art. 44, "al fine di garantire misure di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti e autonomi che in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da Covid 19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro", il Governo Conte ha istituito un Fondo denominato "Fondo per il reddito di ultima istanza", "volto a garantire il riconoscimento ai medesimi soggetti di cui al presente comma, di una indennità, nel limite di spesa 300 milioni di euro per l’anno 2020".

Le modalità ed i criteri di erogazione di queste indennità, però, verranno decisi "con uno o più decreti del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro trenta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto".

Sempre al Ministero è demandata la decisione sull'"eventuale quota del limite di spesa di cui al comma 1 da destinare, in via eccezionale, in considerazione della situazione di emergenza epidemiologica, al sostegno del reddito dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103".

In attesa dei decreti attuativi dei Ministeri del Lavoro e delle politiche sociali e del Mef, se non altro per una questione di equità nei confronti degli altri lavoratori, le misure degli interventi per i giornalisti lavoratori autonomi non dovrebbero discostarsi da quelle previste dall'art. 27 dello stesso decreto "Cura Italia" (Indennità professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa) in cui "ai liberi professionisti titolari di partita iva attiva alla data del 23 febbraio 2020 e ai lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla medesima data, iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie" si riconosce "un'indennità per il mese di marzo pari a 600 euro. L’indennità di cui al presente articolo non concorre alla formazione del reddito ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917".
«L’indennità di cui al presente articolo – specifica il decreto – è erogata dall’Inps, previa domanda, nel limite di spesa complessivo di 203,4 milioni di euro per l’anno 2020. L’Inps provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa e comunica i risultati di tale attività al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze. Qualora dal predetto monitoraggio emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, rispetto al predetto limite di spesa, non sono adottati altri provvedimenti concessori".

Ovviamente, l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola”, nell'ambito delle proprie competenze e disponibilità, ha tutti gli strumenti necessari per destinare ulteriori risorse ai giornalisti iscritti alla Gestione Separata, come avvenuto in occasione della convenzione Inpgi-Casagit (profilo W-In) per la copertura sanitaria straordinaria dei lavoratori autonomi. In quella occasione, il Comitato amministratore presieduto da Andrea Camporese, dopo aver stipulato una convenzione con il presidente della Casagit, Daniele Cerrato, ha, infatti, stanziato 3 milioni di euro annui, per un periodo sperimentale di tre anni, per un totale complessivo di 9 milioni di euro, destinati al finanziamento di un programma di assistenza sanitaria integrativa dal costo unitario di 500 euro l’anno per ciascun aderente che abbia percepito nell'ultimo triennio un compenso medio annuo compreso tra un minimo di 2.100 euro e un massimo di 30.000 euro. (Fonte: giornalistitalia.it)

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