Diffamazione. C'è l'ok della Commissione giustizia: niente carcere ai giornalisti ma multe salate. Il testo passa all'aula

La Commissione giustizia del Senato ha terminato l'esame del disegno di legge di modifica della norma sulla diffamazione a mezzo stampa. Confermato lo stop al carcere per i giornalisti, le procedure più chiare e trasparenti per le rettifiche e l'inasprimento delle sanzioni pecuniarie nonché l'estensione della normativa alle testate on line, oltre che radio-tv. Tutto come era previsto dalla prima bozza di testo. Ora il provvedimento passa all'esame del Parlamento per gli eventuali aggiustamenti.

Modifiche che vengono richieste a gran voce da tutti gli organi di categoria, Ordine dei giornalisti, Federazione nazionale della stampa e Fieg in primis.

Le correzioni richieste riguardano in particolare la parte che eleva a dismisura le multe in luogo del carcere. La norma, così come approvata dalla commissione, prevede multe salate al posto della pena detentiva per i giornalisti giudicati colpevoli di diffamazione: si passa dagli attuali 258 euro a somme da versare alla Cassa delle ammende che vanno dai 5.000 ai 50.000 euro, in base ai vari casi previsti. In particolare viene stabilito una sorta di dolo sul dolo.

La Fnsi, delusa dalle mancate modifiche al testo, ha già annunciato che chiederà di incontrare i vari gruppi parlamentari per spiegare l'importanza della posta in gioco. “Vogliamo essere nuovamente ascoltati – dice il Presidente della Federazione nazionale della Stampa, Giuseppe Giulietti – perché crediamo che pene pecuniarie così alte possano trasformarsi in un ulteriore bavaglio nella già difficile condizione dell'informazione in Italia. Siamo fiduciosi in una riforma di quanto passato in Commissione ed è importante far capire a tutti che quelle multe capestro possono incidere non solo sulla pluralità dell'informazione ma sulla sopravvivenza stessa di decine di testate piccole, indipendenti ma direi anche quelle maggiori. Mi sembra una punizione francamente".

Se l'obiettivo non dovesse essere raggiunto per il sindacato dei giornalisti si perderebbe l'occasione "di dare una reale risposta a quanto chiesto sia dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, sia, nelle ultime settimane, dalla Corte Costituzionale, ossia l’abrogazione della detenzione come pena per il reato di diffamazione. Nessuno immaginava che ciò si traducesse in un inasprimento così duro delle pene pecuniarie".

Soddisfatto del risultato si è detto, invece, il relatore del provvedimento, il senatore M5S Arnaldo Lomuti, che ha aperto a possibili modifiche del testo in aula per quanto riguarda l'ammontare delle pene. "Si conclude un lungo processo di confronto che ci consente di portare al voto dell'assemblea un testo ampiamente condiviso. Restano ancora alcuni nodi da sciogliere definitivamente, ma su cui c’è una intesa di massima: quello sull'ammontare massimo della sanzione pecuniaria, ora fissato a 50mila euro e che si intende ridurre, e l'altro sul foro di competenza in caso di liti giudiziarie. Abbiamo deciso di non bloccarci in commissione per questo, ma demandare al passaggio in assemblea la definitiva messa a punto".

La soddisfazione di Lomuti riguarda anche il fatto che, in base a un gentlemen agreement siglato a suo tempo tra i capigruppo del Senato, il passaggio in aula del ddl sulla diffamazione avverrà in contemporanea al ddl sulle liti temerarie (primo firmatario il senatore pentastellato Primo Di Nicola), in rampa di lancio per l'approdo in assemblea di Palazzo Madama già dallo scorso gennaio e una delle bandiere del M5S in questo campo. "Sono ottimista – non nasconde Lomuti -, nonostante il Parlamento sia in questo periodo fortemente impegnato con la conversione dei numerosi decreti legati all'emergenza del Coronavirus, conto che prima della pausa estiva, a fine luglio, possa esserci il primo via libera del Senato sui due provvedimenti, che poi passeranno al vaglio della Camera".

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