Filippine, poche le speranze di giustizia

andal_ampatuan_jr.jpgVenticinque capi d’accusa per  Andal Ampatuan jr, ritenuto a capo del massacro del 23 novembre, in cui hanno trovato la morte 57 persone di cui 30 giornalisti. Ampatuan è stato visto dirigere gli assassini, ma la sua è una famiglia potente e saranno quindi poche le persone disposte a testimoniare contro di lui in un’aula di tribunale. Le ritorsioni, infatti, sono all’ordine del giorno nelle Filippine e ci sono molte perplessità sul fatto che possa realmente essere fatta giustizia. La situazione generale, del resto,è quasi ingovernabile, tra faide religiose, ribellioni comuniste, guerre tra clan e criminalità dilagante. Sono più di un milione le pistole senza regolare porto d’armi e si fatica a fare applicare le leggi. Le Filippine sono a tutti gli effetti uno dei paesi al mondo più pericolosi, per la stampa e per i singoli cittadini. “Ogni giorno quando esco per andare al lavoro – spiega l’editore di giornali Ronald Mascardo all’Associated Press – c’è solo il 50% di possibilità che io ritorni a casa vivo. È come la roulette russa ma con tre cartucce in un caricatore da sei”.
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