La recessione non salva la free press

metro.jpegAnche le free press pagano dazio alla crisi dell'editoria. Nate a metà degli anni '90 con la nascita in Svezia del primo “Metro”, i giornali gratuiti hanno conosciuto una crescita inarrestabile in tutto il mondo arrivando sino alle 231 testate diffuse nel 2007. Ma quest'anno è arrivato il primo brusco stop allo sviluppo: i quotidiani free sono scesi a 209, con la conseguente chiusura di 22 testate. I dati, diffusi dal sito Newspaper Innovation curato dal giornalista e professore universitario olandese, Piet Bakker, evidenzia come l'Europa sia il continente con maggiori le difficoltà in proposito essendo passato dai 117 titoli del 2006 ai 92 di quest’anno. Secondo Bakker, considerato il maggior esperto internazionale di free press, il settore complessivamente sta tenendo nelle Americhe e in Asia, Africa e Oceania. Anche se, nei soli Stati Uniti, negli ultimi due anni il numero di free press si è ridotto da 40 testate a 24, con un calo complessivo nella diffusione da 3,3 a 2,4 milioni di copie al giorno rispetto al 2007. Una dozzina di giornali sono stati chiusi o hanno cambiato la periodicità soltanto nel corso degli ultimi 12 mesi, mentre uno di essi, il “Bluffton Today”, è stato convertito in quotidiano a pagamento. In generale su scala mondiale la diffusione dei gratuiti è calata del 9% mentre in tutto il 2008 era stato registrato un aumento dell’1% rispetto all’anno precedente. “Una delle ragioni del calo – ha spiegato Bakker – potrebbe essere il fatto che vari di questi giornali vengono pubblicati da piccoli editori, che non hanno le risorse per sopravvivere alla crisi”.
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