Auguri al Tg5: 25 anni fa il primo Tg di Canale 5

Il 13 gennaio 1992 entrava nelle case degli italiani per la prima volta il Tg5. Da allora sono passati 25 anni esatti. Un bel traguardo per quella che era nata, secondo l'attuale direttore della testata Clemente Mimun, intervisto dal Corriere della sera, come "una piccola nave corsara contro una portaerei. Oppure il gommoncino di Greenpeace contro le baleniere". Un quarto di secolo per il Tg della rete ammiraglia di Mediaset che, secondo Mimun, ha avuto il merito di imporre un cambio di linguaggio. "Abbiamo obbligato anche gli altri, la Rai, a migliorarsi: il Tg5 è stata una ventata positiva per l'informazione", aggiunge. "Al Tg5 non è mai mancata la libertà", spiega facendo un confronto anche con quanto accade in Rai, dove, a suo dire "più che la politica che condiziona i tg, a farlo è l'autodisciplina limitativa dei giornalisti". "Non abbiamo mai avuto input di Berlusconi", racconta poi soffermandosi sul rapporto con l'ex Cavaliere. "Al di là di ogni retropensiero o pregiudizio era da subito l'editore ideale: per lui contavano i risultati e la capacità di costruirsi una credibilità per dimostrare che Mediaset era editorialmente matura". Sul fatto che alla guida del tg in 25 anni si siano alternati solo tre drettori – Enrico Mentana, Carlo Rossella e lo stesso Mimun – il direttore spiega: "È un sistema politico solido: chi vince governa e continua a governare. Molto diverso rispetto a come funziona in Rai". "Se azzecchi un direttore non si capisce perché lo si debba cambiare in corsa. Qui poi remiamo tutti nella stessa direzione: al mio primo anno da direttore del Tg2 dovevo camminare rasente i muri per non venire impallinato". "Il web ha imposto una rivoluzione: è partita la corsa contro il tempo. Tempestivi, tempestivi, bisogna essere tempestivi. E spesso escono false notizie clamorose. A mio parere, proprio per questo, il controllo delle fonti ora va allungato e non accorciato", spiega poi pensando a come è cambiato il mondo dell'informazione. In conclusione un riferimento ai più giovani: "Se un editore investisse su un nuovo tg dovrebbe tenere conto di chi conosce bene il linguaggio di oggi. Io vorrei molti più 25enni anche nelle redazioni. Non mi importa che siano iper qualificati, che parlino il mandarino, ma vorrei gente curiosa, determinata".

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