Julian Assange arrestato a Londra. L'Ecuador revoca l'asilo politico

La lunga fuga di Julian Assange, durata sette anni, è finita stamattina a Londra. Il 47enne fondatore di Wikileaks, è stato arrestato dalla polizia di Scotland Yard e prelevato direttamente dall’ambasciata dell’Ecuador, in cui si rifugiava dal 2012. 

Il giornalista australiano è apparso molto provato e quasi irriconoscibile al momento dell'arresto. Visibilmente dimagrito e con la barba lunga, Assange è stato sollevato e portato via di peso da sette agenti in borghese. Aveva in mano un libro di Gore Vidal.

L’imminente espulsione di Assange dall'ambasciata era stata anticipata la settimana scorsa sempre da Wikileaks e motivata con la violazione da parte di Assange dei termini del suo asilo politico.

La polizia di Londra ha comunicato che l’arresto è avvenuto per una violazione della libertà su cauzione avvenuta nel Regno Unito nel 2010, e per conto delle autorità statunitensi che avevano emesso un mandato di estradizione che lo accusa di aver diffuso documenti riservati.

Nel 2010 un tribunale svedese aveva chiesto l’arresto di Assange per le accuse di stupro, molestie sessuali e di “coercizione illegittima”, ma nel 2017 il caso era stato archiviato. Nei suoi confronti restava però il mandato d’arresto da parte della polizia di Londra: nel 2010 infatti Assange era stato arrestato dalla polizia britannica in seguito a un mandato di arresto europeo e internazionale da parte dell’Interpol, su richiesta delle autorità svedesi, e dopo aver ottenuto di essere liberato su cauzione per dieci giorni era fuggito.

Nel 2012 aveva richiesto e ottenuto asilo politico nell'ambasciata dell’Ecuador per i timori di essere estradato negli Stati Uniti, una volta messo sotto processo in Svezia, per la rivelazione di enormi quantità di documenti riservati statunitensi fatta da Wikileaks.

Il presidente ecuadoriano Lenín Moreno, da quando era stato eletto nel 2017, aveva sempre detto di voler rivedere l'anomala situazione di Assange, a cui l'asilo politico era stato concesso dal predecessore di Moreno, Rafael Correa.

Da marzo a ottobre 2018 Assange era stato costretto a vivere in uno stato di quasi isolamento, senza internet e senza possibilità di ricevere ospiti, con la motivazione che con il suo uso di internet avesse "messo a rischio" le relazioni diplomatiche dell’Ecuador (anche in riferimento al ruolo avuto da Assange e Wikileaks nelle operazioni con cui la Russia ha manipolato la campagna elettorale statunitense). A ottobre, quando l’isolamento era finito, ad Assange erano state imposte nuove regole legate al mantenimento dello status di rifugiato politico, regole che Assange è stato accusato di aver ripetutamente violato. Moreno, tra le altre cose, aveva implicitamente accusato Assange di essere coinvolto nella sottrazione e diffusione sui social media di diverse sue foto private e personali, dove sono ritratti membri della sua famiglia e stanze della sua casa.

In un messaggio diffuso questa mattina, Lenín Moreno ha confermato la sua decisione di ritirare l’asilo politico e ha comunque spiegato di aver ricevuto rassicurazioni da parte del Regno Unito che Assange non sarà estradato in paesi che prevedono la pena di morte (ma negli Stati Uniti c’è).

Wikileaks ha detto di considerare l’arresto di Assange una violazione della legge internazionale e ha accusato l'Ecuador di aver interrotto “illegalmente” l’asilo politico di Assange. "Assange – twitta l'organizzazione da lui fondata per diffondere documenti segreti scomodi – è un figlio, un padre, un fratello. Ha vinto decine di premi di giornalismo ed è stato nominato per il Nobel per la pace dal 2010. Ma attori potenti, inclusa la Cia, sono impegnati in un sforzo sofisticato per disumanizzarlo, delegittimarlo e imprigionarlo".

La notizia dell'arresto di Assange ha fatto subito il giro del mondo suscitando subito moltissimen reazioni. Tra i primi a commentare c'è Edward Snowden, ex analista dell'Nsa e gola profonda del Datagate esiliato a Mosca. "Le immagini dell'ambasciatore dell'Ecuador che invita i servizi britannici nell'ambasciata per trascinare via un giornalista vincitore di premi fuori dall'edificio finiranno nei libri di storia – ha continuato su Twitter -. I critici di Assange possono esultare, ma questo è un momento buio per la libertà di stampa".

Dello stesso tenore il tweet di Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri del governo italiano: "L'arresto di Assange, dopo 7 anni di ingiusta privazione di libertà, è una inquietante manifestazione di insofferenza verso chi promuove trasparenza e libertà come WikiLeaks. Amici britannici, il mondo vi guarda, l'Italia vi guarda. Libertà per Assange". Contro l'operazione si è detta anche Mosca, che ha accusato pubblicamente la Gran Bretagna di aver "strangolato la libertà" con il fermo di Assange. Più precisamente, la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha detto che "la mano della democrazia stringe la gola della libertà". L'ex presidente dell'Ecuador Rafael Correa, che aveva concesso l'asilo politico al fondato di Wikileaks, ha invece accusato di "tradimento" il suo successore Lenin Moreno per aver consegnato il giornalista alla polizia britannica: "Così ha messo a rischio la vita di Assange e umiliato l'Ecuador. Moreno è un corrotto ma quello che ha fatto oggi è un crimine che l'umanità non dimenticherà mai".

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