Agcom-Rai. Viale Mazzini prepara il ricorso contro la multa da 1,5 milioni

La Rai non ci sta e al grido di "censura" annuncia il ricorso al Tar contro la sentenza dell'Agcom che le ha comminato una multa da 1,5 milioni di euro per mancanza di pluralismo.

Il Consiglio dell'Autorità garante della comunicazione, nei giorni scorsi, aveva accertato con due diverse delibere, alcune violazioni degli obblighi di contratto di servizio da parte della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo. In particolare, in merito a numerosi episodi riguardanti la programmazione diffusa dalle tre reti generaliste, l'Autorità ha accertato il mancato rispetto da parte di Rai dei principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo e ha irrogato una sanzione pecuniaria di 1,5 milioni di euro.

L'Agcom - si legge in una nota - ha inoltre accertato il mancato rispetto dei principi di non discriminazione e trasparenza, in relazione al pricing effettivamente praticato, dalla concessionaria Rai, nella vendita degli spazi pubblicitari.

Decisioni che sono state accolte "con grande stupore" da Viale Mazzini, secondo cui l'Agcom "ha inteso censurare il Servizio pubblico per asserite violazioni del Contratto di servizio, segnatamente in tema di pluralismo informativo".

Di censura ha parlato apertamente "Pluralismo e libertà" la componente sindacale della Fnsi e dell'Usigrai che ha sottolineato come "le conclusioni dell'Autorità Garante per le Comunicazioni alla Rai rendono evidente il tentativo di bavaglio alla libertà di espressione e critica dei giornalisti che mina la stessa libertà di stampa, fondamento stesso di ogni Stato di Diritto".

Pluralismo e libertà ricorda che "secondo l'articolo 21 della nostra Costituzione, la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. È surreale leggere che si entri nel merito dei singoli pezzi e, addirittura, fatto ancor più grave, si indichi quali argomenti vanno o meno trattati. Raccontare i fatti andando sul campo a documentare ciò che accade è alla base della professione giornalistica. Occuparsi del merito dei pezzi giornalistici non rientra nelle competenze di tale Authority, bensì di organi di autogoverno dei giornalisti".

Pluralismo e libertà si schiera, quindi, "al fianco dei direttori e dei colleghi di tutte le testate colpite dai provvedimenti di Agcom" e chiede loro di "tenere, come sempre accaduto, la schiena dritta rispetto ad un evidente tentativo di condizionamento".

"Siamo consapevoli – conclude Pluralismo e libertà – che una linea editoriale deve essere all’insegna dell’equilibrio e dell’obiettività, ma è altrettanto vero che questa stessa linea editoriale non può subire forme di condizionamento esterno".

Sulla stessa lunghezza d'onda si è espresso il Cdr del Tg2, chiamato in causa direttamente dalla sentenza di Agcom come esempio di cattiva informazione.

"Siamo rimasti profondamente sorpresi nel leggere le motivazioni del provvedimento dell'Agenzia Garante per le Comunicazioni nei confronti della Rai. Ci sembra che costituisca un precedente di estrema pericolosità dal momento che dimostra una volontà di entrare nel merito delle singole scelte editoriali delle redazioni, limitandone la libertà di espressione garantita dalla Costituzione". La denuncia è del Comitato di redazione del Tg2 che, in un documento approvato dai componenti Fabio Chiucconi e Luciano Ghelfi (contrario Lorenzo Santorelli) condanna la decisione dell'Agcom di infliggere una multa di un milione e mezzo di euro alla Rai.

"Ci preoccupa molto – sottolinea il Cdr del Tg2 – vedere il tentativo di costituire una giurisdizione superiore che si arroghi il diritto di sovrintendere sulla libertà di informazione, da usare a seconda delle circostanze, oggi in una direzione, domani in un’altra".

"Nel ribadire che i giornalisti del Tg2 mettono ogni giorno il massimo del loro impegno nello svolgimento della missione di servizio pubblico – conclude il Comitato di redazione – confidiamo che la Rai sappia tutelare il nostro ruolo e la nostra professionalità in ogni sede opportuna".

Ora la strategia difensiva di Viale Mazzini può svilupparsi in due mosse: un primo ricorso cautelare chiederebbe il congelamento della sanzione (ai sensi dell'articolo 700 del codice di procedura civile); un secondo ricorso servirà a organizzare la difesa della tv pubblica nel merito delle accuse dell'Autorità.

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