Coronavirus e fake news. Di Maio contro le bufale all'estero, la stretta di Facebook e i richiami dell'Odg

Il Coronavirus non è l'unica epidemia che si sta diffondendo in Italia. Da sempre più parti si diffondono richiami per arginare l'"infodemia", ovvero la diffusione di una mole enorme di informazioni sul virus, spesso non veritiere.

Ieri è stata la volta del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che ha puntato il dito contro la "diffusione all'estero di notizie imprecise o addirittura false che si stanno propagando in questi giorni" in merito all'emergenza coronavirus in Italia. "Più fake news vengono diffuse e più danni, anche a livello economico, subisce il nostro Paese. E questo non possiamo permetterlo", ha spiegato Di Maio in un post su Facebook, segnalando di aver portato in Cdm “un piano specifico che punta ad informare correttamente tutti gli Stati esteri sul reale andamento delle cose in Italia.

Il capo della Farnesina ha ricordato di aver "dato indicazione di informare direttamente, e puntualmente, anche tutti gli ambasciatori degli altri Paesi accreditati in Italia. Per portare avanti questo percorso di trasparenza nei confronti degli altri Stati, è già stato inviato alle nostre ambasciate nel mondo il primo report con tutti i dati precisi sul coronavirus: numeri, focolai, aree geografiche coinvolte. Questi report saranno aggiornati a cadenza giornaliera".

Lo stesso Facebook, uno dei social più utilizzati dagli utenti per la diffusione delle fake news, ha deciso di porre un freno alle bufale sulla salute. Zuckerberg & Co. hanno vietato sulla loro piattaforma gli annunci che promettono cure al Covid-19 e anche i post che diffondono disinformazione. Provvedimenti simili a quelli adottati nel 2019 per le fake news sui vaccini. "Abbiamo recentemente implementato una policy per proibire annunci che creano un senso di panico, come scorte limitate o la garanzia di cure”, ha detto un portavoce della società di Menlo Park al sito Business Insider. In questo senso va inteso l'accordo stretto tra Facebook, Twitter ed il ministero della Salute, affinché ogni ricerca sul coronavirus rimandi alle informazioni ufficiali del sito del Ministero.

Anche TikTok ha un alert che consiglia agli utenti di consultare i siti dell’Oms e delle istituzioni locali.

Richiami ai giornalisti, coloro che questa emergenza la stanno raccontando in prima linea, stanno arrivando dagli Ordini regionali. Quello della Lombardia, in un comunicato, ha richiamato "direttori, vicedirettori capiredattori e i singoli colleghi allo scrupoloso e attento rispetto dei doveri deontologici imposti dalla legge e dalle Carte deontologiche in materia sanitaria".

In una conferenza stampa a cui ha partecipato anche Piero Angela, il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Carlo Verna, ha rilanciato l'appello ai giornalisti fatto poco meno di un mese fa: "E' necessaria un'informazione piena e verificata, senza sottacere gli eventuali rischi e le cautele da attuare, ma sono assolutamente da evitare enfatizzazioni e allarmismi – spiega -. Serve responsabilità ma bisogna anche informare senza tacere nulla".

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