Il Parlamento europeo contro la pubblicità mirata. Google e Facebook tremano

Il Parlamento europeo si schiera contro le pubblicità personalizzate, che ormai invadono i siti internet dei colossi della rete. In un emendamento al rapporto annuale sulla concorrenza dell'Unione approvato giovedì 18 giugno, il Parlamento ha chiesto alla Commissione europea di impedire alle grandi piattaforme questo tipo di annunci mirati.

Al momento la risoluzione rappresenta votata a Bruxelles non è niente di più che una dichiarazione di intenti, ovvero "una richiesta alla Commissione di impedire alle piattaforme di mostrare inserzioni pubblicitarie personalizzate" ai loro utenti, ma se la proposta trovasse seguito rappresenterebbe un duro colpo per i big della silicon valley come Facebbok e Google che su questo tipo di annunci basano buona parte dei loro introiti pubblicitari.

D'altro canto però l'ampia maggioranza (503 su 701 i favorevoli) con cui il rapporto così emendato è stato approvato non lascia ben sperare i big della rete.

La proposta è partita dal deputato socialista olandese Paul Tang e pur trattandosi di un primo passo, non è dunque un primo passo da poco. Per Google e Facebook infatti poter proporre pubblicità mirata agli utenti dei loro siti e servizi è fondamentale, tanto che i loro strumenti sono disseminati ovunque nella vita digitale del cittadino medio. La capacità di sapere gusti, preferenze e abitudini degli utenti è ciò che differenzia Facebook e Google da altri servizi di distribuzione degli annunci pubblicitari. Con questa mole di informazioni i due colossi americani possono assicurare agli inserzionisti di saper inoltrare i loro annunci a persone che potrebbero essere già interessate all'acquisto dei prodotti o dei servizi sponsorizzati, mentre i concorrenti non possono materialmente avere tutti gli indizi necessari a farlo. Questo vantaggio, oltre a fruttare l'83 percento dei guadagni di Alphabet (la casa madre di Google) e il 98,5 percento di quelli di Facebook, impedisce ad altre aziende di competere con i due giganti.

La richiesta di eliminare le pubblicità personalizzate, arrivata nell'ambito del rapporto annuale sulla concorrenza, ha anche lo scopo di tutelare la privacy oltre che la concorrenza. In questo modo si eviterebbe che i dati personali degli utenti vengano, secondo le parole del promotore dell'iniziativa "utilizzati come una merce di scambio, in un modello pericoloso che interferisce con la privacy di tutti".

Certo per ora prima che la risoluzione possa diventare legge dovrà ancora affrontare numerosi passaggi istituzionali ma il Parlamento ha tracciato una strada ben definita.

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