Crisi Ansa. Il mondo della cultura risponde all'appello. Firma anche Gorbaciov

appello AnsaGiuseppe Tornatore, Andrea Camilleri, Paolo Conte, Gino Paoli, Eduard Limonov, Dacia Maraini, Reinhold Messner, Paolo Virzì, Roberto Saviano, Gabriele Salvatores: sono tra i primi firmatari dell'appello per la salvaguardia del ruolo dell'Ansa per l'informazione nel nostro Paese e dall'Italia per l'estero. Appello al quale ha aderito anche l'ex presidente dell'Urss Mikhail Gorbaciov. Al centro della vertenza dell'Agenzia nazionale stampa associata c'è un piano di riorganizzazione dell'azienda che prevede il ricorso ad ammortizzatori sociali per la gestione di esuberi per 65 giornalisti e 35 poligrafici. Solidarietà è arrivata all'unanimità anche dal Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, dalla Fnsi e da Jim Boumelha, presidente dell'International Federation of Journalists (IFJ), il Sindacato mondiale dei giornalisti. Questo il testo dell'appello al quale sono arrivate e continuano ad arrivare adesioni che verranno aggiornate: "L'Ansa, la principale agenzia giornalistica italiana, è colpita da un piano aziendale di tagli che minerebbe alla radice il suo ruolo storico di dorsale dell'informazione italiana. L'Ansa è l'unica agenzia nazionale con uffici in tutte le regioni del Paese e con una rete internazionale. Una testata che ha contribuito a garantire per 70 anni la libertà di informazione, a garanzia della democrazia nel nostro Paese. L'Ansa è oggi una delle più importanti agenzie sul piano internazionale e lo dimostrano i recenti scoop di portata mondiale, come le dimissioni di Papa Benedetto XVI o la cattura di Muammar Gheddafi. Un'Ansa più piccola di fronte alla crescente complessità dell'attualità in cui viviamo e alla rapida evoluzione multimediale del settore significherebbe indebolire l'informazione nel nostro Paese: con minori possibilità di espressione per tutti, ridotte capacità di informazione e minori mezzi per raccontare l'Italia all'estero. Negli ultimi anni all'Ansa è già stato pagato ripetutamente un duro prezzo con la fuoriuscita di un centinaio di giornalisti e di una cinquantina di poligrafici, senza che questo sia stato compensato con adeguate misure di sviluppo. L'Ansa è un patrimonio del Paese, non solo degli editori, ed è giunto il momento che questo venga riconosciuto anche immaginando un nuovo assetto proprietario dell'agenzia che ne salvaguardi il ruolo di garanzia per tutti. Invitiamo quindi il mondo politico-istituzionale e gli editori ad esaminare la vertenza in corso e le prospettive di rilancio dell'Ansa, con un senso di responsabilità che vada anche oltre le operazioni contabili, perché sono in gioco non soltanto tanti posti di lavoro, ma soprattutto un pezzo della nostra democrazia. E perché si possa continuare a dire:Se è una notizia è Ansa". Un appello accompagnato costantemente da un coro di messaggi di solidarietà. Messaggi di vicinanza sono arrivati attraverso tutti i mezzi di comunicazione da istituzioni, forze sociali e mondo della cultura. Mentre su Twitter vola da giorni l'hashtag #resistANSA. L'agitazione è stata decisa immediatamente dopo la comunicazione da parte dei vertici aziendali di un piano industriale con 65 esuberi facendo ricorso dal primo luglio a cassa integrazione o a contratti di solidarietà per far fronte a un rosso di bilancio stimato nel 2015 di 5 milioni di euro. Sciopero poi esteso, alla fine dell'assemblea di giovedì 25 giugno, fino alle 7 di lunedì 29.

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