Discriminatorio chiamare clandestini i richiedenti asilo. Condannata la Lega

I richiedenti asilo politico non sono "clandestini". Chiamarli così costituisce un comportamento discriminatorio e molesto per ragioni di razza ed etnia. Lo ha stabilito il giudice di secondo grado che ha respinto l'appello di Lega Nord e del presidente della Sezione Lega Nord di Saronno, Davide Borghi che erano già stati condannati in primo grado.

La vicenda nasce nell'aprile 2016 quando, in relazione all'apertura di un centro di accoglienza a Saronno che avrebbe dovuto ospitare 32 richiedenti asilo, la Lega Nord aveva organizzato una opposizione affiggendo nella cittadina dei cartelli con le seguenti scritte: "Saronno non vuole i clandestini", "Renzi e Alfano vogliono mandare a Saronno 32 clandestini: vitto, alloggio e vizi pagati da noi. Nel frattempo ai saronnesi tagliano le pensioni ed aumentano le tasse", "Renzi e Alfano complici dell'invasione".

In primo grado il giudice aveva accolto il ricorso dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e del Naga, conndannando il Carroccio a versare 5 mila euro di risarcimento a ciascuna delle due associazioni.

Ora la corte d'appello milanese presieduta dai giudici Canziani, Troiani e Grazioli, ha spiegato che i 32 rifugiati erano "soggetti che hanno chiesto l'accertamento del diritto" a rimanere in Italia per situazioni "di pericolo, di persecuzione" nei loro Paesi per i quali "non è ammissibile l'utilizzo dell'espressione clandestini". Inoltre, aggiunge la Corte, l'accertamento del "carattere discriminatorio" dei manifesti "non può in alcun modo ritenersi in contrasto con il principio della sovranità popolare", dato che "tale sovranità deve essere esercitata nelle forme e nei limiti della Costituzione". La tutela contro gli atti di discriminazione, si legge nella sentenza, "si fonda essenzialmente sui principi fondamentali della Costituzione in tema di diritti inviolabili della persona, di adempimento dei doveri di solidarietà sociale (art. 2 Cost.), di pari dignità sociale e di eguaglianza davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza e di lingua, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali (art. 3 Cost.)".

Il divieto di discriminazione è, inoltre, "sancito dall'art. 14 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali". Anche l'espressione di un'opinione "politica", chiarisce la Corte, "pur rappresentando estrinsecazione del diritto costituzionalmente garantito alla libera manifestazione del pensiero, deve essere necessariamente bilanciata con il rispetto e la tutela della dignità delle persone alle quali è fatto riferimento, il che nel caso in esame non è avvenuto". La definizione di clandestini nei manifesti affissi dalla Lega a Saronno, "ancor più in quanto collegata alla presentazione dei 32 richiedenti asilo come usurpatori, per vitto alloggio e non precisati vizi, di risorse economiche ai danni degli abitanti del Comune", integra, per i giudici, "gli estremi della molestia" discriminatoria, perché viola "la dignità" dei cittadini stranieri e crea "intorno a loro, nel contesto territoriale in cui sono inseriti, un clima ostile", ma anche "umiliante ed offensivo, per motivi di razza, origine etnica e nazionalità".

La Corte d’Appello ha dunque confermato la responsabilità sia della sezione locale che della Lega nazionale e ha confermato la Lega Nord a risarcire il danno, quantificato in euro 5000 per ogni associazione, a pubblicare la decisione su due quotidiani (“Il Saronno” e “Il Corriere della Sera”) e sulla homepage dei siti internet della Lega, nonché alla rifusione delle spese processuali.

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