Dirette Facebook a notte fonda e senza contraddittorio. La stampa accusa la comunicazione del Governo

Non sono piaciute a gran parte del mondo della stampa le modalità dell'ultima comunicazione del presidente del Consiglio Conte, sul nuovo decreto anti Covid-19, che ha imposto ulteriori limitazioni alla libertà di movimento degli italiani.

Le critiche sono arrivate per la scelta dell'orario, del mezzo utilizzato per la comunicazione, ovvero la diretta su Facebook, e per l'impossibilità di avere un contraddittorio, rivolgere le domande al presidente del Consiglio.

Innanzitutto l'orario: annunciata alle 22,45 la diretta è andata online alle 23,25, tenendo in ansia redazioni e cittadini.

In secondo luogo molti cronisti si sono lamentati delle modalità di comunicazione, in cui il decreto viene annunciato prima di essere effettivamente firmato e messo nero su bianco, ingenerando nella popolazione ed in chi deve informare confusione su quali attività possano o meno proseguire.

Su questo Enrico Mentana, direttore del Tg La7 è stato molto critico. "Che bisogno c'era di questa comunicazione emozionale a reti unificate?", ha scritto il giornalista sul suo profilo Facebook. "Non può essere tutto comunicazione. - ha continuato ancora Mentana -. Se un governo decide di bloccare la gran parte delle attività produttive, prima stende il provvedimento, poi dirama un comunicato stampa con gli elementi essenziali, da quando è in vigore lo stop e fino a quando, quali settori riguarda e quali invece no e perché. Poi, e solo dopo, arriva il discorso del premier, che spiega perché si assumono decisioni così gravi, cosa c'entrano con la lotta contro il contagio, e tutte le belle frasi che abbiamo ascoltato, per poi essere bersagliati (noi, perché il premier non ha voluto domande) dai quesiti di chi chiedeva se la sua attività sia essenziale o no..."

Altro punto dolente è l'impossibilità di porre domande al premier da parte della stampa. Su questo aspetto è intervenuta l'Associazione stampa parlamentare che non ha gradito di essere tagliata fuori nuovamente dai membri del governo che decidono di parlare direttamente al Paese.

In una nota dell'Asp si legge: "Riteniamo indispensabile che ci sia una comunicazione istituzionale idonea a garantire tempestività e completezza informativa. Abbiamo sollecitato e poi apprezzato la soluzione – annunciata nei giorni scorsi da palazzo Chigi – di tenere conferenze stampa in collegamento video da
remoto, in modo da conciliare le esigenze di sicurezza sanitaria e quelle del pluralismo informativo. Non possiamo dunque che esprimere il nostro forte disappunto per l'ennesima diretta sulla pagina personale Facebook del Presidente del Consiglio, che ha tagliato del tutto fuori i giornalisti, com'è accaduto negli ultimi dieci giorni, in cui non c’è stata occasione per sottoporre domande al premier. Giornalisti pure riconosciuti dallo stesso Conte tra le categorie che ogni giorno compiono
atti di grande responsabilità verso il Paese".

"Auspichiamo che situazioni del genere non si ripetano nei giorni a venire - ha concluso la Stampa parlamentare -, rilanciando invece la richiesta che nel più breve tempo possibile si svolga una conferenza stampa per poter approfondire i nuovi provvedimenti, formula che riteniamo debba essere la norma, ancor più in un periodo così difficile".

La scelta di utilizzare il social network Facebook per comunicare le nuove disposizioni. Su questo è intervenuta anche l'Usigrai che ritiene inaccettabile l'uso di una piattaforma privata come Facebook e la mancata convocazione di una conferenza stampa.

"La crisi epocale che sta vivendo l'Italia richiede il massimo della responsabilità da parte di tutti - scrive il sindacato dei giornalisti Rai -. Ognuno nel proprio ruolo. Oggi più che mai da parte del governo serve trasparenza, soprattutto visti gli importanti provvedimenti di limitazioni alla libertà che sta adottando. Per questo riteniamo inaccettabile che il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte affidi le sua comunicazioni a piattaforme private, e senza possibilità di porre domande da parte dei giornalisti".

"Oggi più che mai - continua la nota - chi ha la responsabilità di guidare il Paese in questa fase ha anche il dovere di rispettare il diritto costituzionale dei cittadini a essere informati, previsto dall'art.21, e ha quindi il dovere di consentire ai giornalisti di poter svolgere pienamente il loro lavoro di porre domande e informare. Per questo chiediamo a Conte di non limitarsi più a comunicazioni al Paese – men che meno usando piattaforme private – ma di convocare conferenze stampa, seppur con modalità che garantiscano il rispetto delle norme di sicurezza in vigore".

Disappunto per la diretta Facebook di Conte è stato espresso anche dal Consiglio Nazionale dell'Ordine dei giornalisti. "La formula della diretta Facebook non ha funzionato pienamente - ha scritto in una nota il presidente Carlo Verna.

Per questo, continua il comunicato "L'Ordine dei Giornalisti rilancia la richiesta dell'Associazione Stampa Parlamentare di tenere conferenze stampa da remoto per consentire le domande mentre si garantisce la sicurezza sanitaria. Tutta la democrazia possibile in questi giorni va valorizzata. Il pluralismo informativo non solo ne è un'espressione decisiva ma, per di più, giova a capire. Dopo la conferenza di ieri sera del presidente Conte era chiara a tutti la stretta, le attività che rimanevano aperte ma non quelle che erano obbligate a chiudere, con quali modalità e interazioni con le autorità competenti. Ma anche comprendere meglio l’uniformità fra le varie Regioni che avevano anticipato provvedimenti avrebbe aiutato".

"Siamo rispettosi dell’impegno strenuo di chi governa in questi giorni - conclude Verna -, chiediamo solo di aiutarci ad aiutare con le nostre funzioni che lo stesso presidente Conte, e per questo lo ringraziamo, ha sottolineato essere essenziali".

Dura anche la presa di posizione della Federazione nazionale della stampa che, attraverso il segretario generale Raffaele Lorusso ed il presidente e Giuseppe Giulietti, ha definito "grave impedire le domande" ai giornalisti ed ha ricordato che "la sospensione temporanea di diritti e libertà democratiche in nome del bene supremo della salute non può giustificare in alcun modo la cancellazione del diritto di cronaca e della libertà di espressione. L’articolo 21 della Costituzione – concludono Lorusso e Giulietti – è pienamente in vigore, checché ne pensino cattivi consiglieri e improvvisati spin doctor".

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