Intercettazioni. La riforma Bonafede è legge. Tutte le novità

E' legge il decreto sull'utilizzo delle intercettazioni voluto dal Ministro della giustizia Bonafede. Il voto finale è arrivato ieri sera (27 febbraio 2020) con il voto a scrutinio segreto dell'assemblea della Camera: 246 i voti a favore e 169 quelli contrari.

Il provvedimento ha convertito in legge il "Dl Intercettazioni” (Decreto Legge n. 161/2019), che modificava sostanzialmente la riforma “Orlando” (Legge n. 103/2017 e Decreto Legislativo n. 161/2017), ferma da due anni e mai entrata in vigore. La norma riformulata diventa effettiva a partire dal primo maggio e solo per i procedimenti iscritti a partire da quella data. Per quelli in corso dunque vale la legge attuale. Molte le novità introdotte dal decreto sul testo di Orlando, alcune delle quali riporta le norme alla legge precedente, che è quella attualmente in vigore.

"La legge appena approvata potenzia le intercettazioni come strumento di indagine ma nel contempo garantisce una difesa solida della privacy", ha dichiarato Bonafede al termine della seduta. "È stato trovato un buon punto d'equilibrio per cui ringrazio tutte le forze di maggioranza".

Il passaggio più delicato e su cui si è alzato il polverone politico è l'ampliamento della possibilità di utilizzo dei cosidetti "trojan horse", i captatori informatici che ora potranno essere utilizzati, per i reati contro la pubblica amministrazione, anche in ambiti domiciliari (che venivano esclusi dalla riforma Orlando a meno che la dimora non fosse essa stessa teatro del reato).

La nuova legge amplia anche il numero dei reati per i quali si può chiedere l'ascolto, ora possibile non solo per reati gravissimi quali mafia e terrorismo, ma anche per altre fattispecie per cui il codice prevede l’arresto in flagranza o la reclusione (massima) non inferiore a 5 anni. In particolare se ne prevede l'utilizzo per i crimini dei pubblici ufficiali (compre prevede la legge "spazza-corrotti") ma anche degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione.

Ancora, se nel corso delle intercettazioni si evidenziano altri reati, questi potranno essere oggetto di indagine in base agli ascolti effettuati, a patto che i reati rientrino tra quelli gravi indicati precedentemente e solo se "indispensabili e rilevanti" per l’accertamento.

Cambia anche la conservazione delle intercettazioni: non più in capo alla polizia giudiziaria, come voleva la riforma Orlando, ma sotto il controllo del procuratore. Sarà il Pm (con successiva convalida del Gip), non più la polizia giudiziaria, a decidere quali sono "rilevanti" e quali no. Ancora, il Pm una volta acquisite le registrazioni avviserà i difensori delle parti, che avranno facoltà di esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni. In capo al Pm sarà anche la verifica che nelle trascrizioni, comprese le intercettazioni irrilevanti, non si riportino espressioni di dati sensibili, a tutela della privacy.

Giro di vite, invece, per quanto riguarda la pubblicazione per gli ascolti irrilevanti e non noti all'indagato, che diventano vietate, mentre le intercettazioni rilevanti e acquisite dal Pm nel procedimento potranno essere rese pubbliche solo dopo che l'indagato ne abbia conoscenza. E’ vietata quindi la pubblicazione anche parziale del contenuto delle intercettazioni non utilizzate nel procedimento. Il giornalista che pubblica l’intercettazione non rischia più di essere incriminato per violazione di segreto d’ufficio, come voleva la riforma Orlando, restano sostanzialmente le regole in vigore oggi.

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