Facebook, dipendenti in sciopero contro la politica di Zuck sui post di Trump

#TakeAction, è l'hastag con cui circa 600 dipendenti di Facebook hanno annunciato su Twitter l'adesione allo sciopero "a distanza" contro la mancata presa di posizione del loro Ceo, Mark Zuckerberg, sui post del presidente Trump relativi al caso Floyd.

Il fondatore di Facebook nei giorni scorsi aveva preso le distanze da Twitter, decidendo di non segnalare i contenuti inneggianti alla violenza pubblicati dal presidente Trump, come invece aveva fatto il social rivale di Fb.

Secondo Zuckerberg, intervistato da Fox News, le piattaforme social private "non dovrebbero essere arbitri della verità di quanto le persone sostengono online". Una posizione che, evidentemente, non è condivisa da molti dei suoi dipendenti che, lavorando in gran parte da remoto a causa della pandemia, hanno messo in atto questa astensione "virtuale" dal lavoro.

Pietra dello scandalo, che ha fatto scattare la reazione dei lavoratori, è stata la mancata segnalazione da parte di Fb di un post pubblicato giovedì scorso dal presidente americano che minacciava l'invio della Guardia Nazionale se non fossero terminate le violenze scoppiate in tutto il paese in seguito alla morte di George Floyd per mano di 4 agenti di polizia durante un arresto. "In caso di saccheggi si inizia a sparare" aveva concluso il suo post Trump.

Reazione opposta quella di Twitter che, non intimorito dall'ordine esecutivo firmato da Trump per ridurre l'immunità dei social, aveva segnalato il post presidenziale per "incitazione alla violenza".

Una linea che il social dei cinguettii aveva già intrapreso qualche giorno fa quando, due tweet del tycoon erano finiti sotto la lente degli amministratori del social. In questo caso i cinguettii riguardavano la denuncia da parte di Trump del rischio di brogli legati al voto per posta, tweet che la piattaforma aveva segnalato come "fuorvianti".

Da parte sua Zuckerberg non ha ancora commentato l'iniziativa di protesta, anche se fonti interne fanno trapelare che l'amministratore delegato terrà presto un incontro con i dipendenti per affrontare il problema.

Da una parte c'è l'idea di Zuckerberg di un social "impegnato alla libertà di espressione", dall'altro i dipendenti "ribelli" che invece sostengono che i post come quello di Trump violano gli standard di Facebook Tra le policy del social ci sarebbe, infatti, la rimozione di ogni contenuto "che incita o facilita la violenza grave".

"Non so cosa fare, ma so che non fare nulla è inaccettabile", ha scritto su Twitter un membro del team ricerca d Facebook, Jason Stirman. "Lavoro a Facebook e non sono orgoglioso di come stiamo emergendo – ha aggiunto Jason Toff, arrivato nell'azienda come direttore del product management un anno fa – la maggior parte dei colleghi con cui ho parlato si sente nello stesso modo. Stiamo facendo sentire la nostra voce".

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