L’Australia al fianco degli editori: Facebook e Google pagheranno per le news

Il governo australiano si schiera a fianco degli editori per provare a fermare l'emorragia di introiti pubblicitari e ad evitare l'estinzione di molti di essi. Per questo, già da fine aprile, ha dato mandato all'Autorità antitrust del Paese, l'Australian competition and consumer commission, di scrivere un corpo di regole in grado di mettere fine allo strapotere economico dei colossi del web come Google e Facebook, che traggono enormi profitti dalla condivisione gratuita delle notizie pubblicate dai diversi media sul web.

La bozza del nuovo codice dovrebbe arrivare entro fine mese e obbligherà i colossi digitali a pagare i media per i loro contenuti condivisi. Il testo toccherà tutte le questioni che restano aperte tra i big del web e gli editori: l'equa condivisione dei ricavi; le modalità di classificazione e visualizzazione dei contenuti giornalistici; la titolarità dei dati che Google, Facebook e le altre aziende simili accumulano osservando le navigazioni degli utenti. La bozza dovrebbe trasformarsi velocemente in legge vista l'urgenza che governo e Parlamento sembrano avere sull'argomento tanto che, se necessario, sono pronti a conferire al regolamento il rango di legge primaria.

Una norma del genere rappresenterebbe indubbiamente un duro colpo per i giganti del web che, come rilevato dal rapporto "Digital platform Inquiry" pubblicato proprio dall'Autorità antitrust australiana a Giugno 2019, assorbono una larga parte dei ricavi pubblicitari online facendo leva sui contenuti che sono generati dagli editori dei media.

D'altronde la strada intrapresa dal governo australiano non una novità assoluta se è vero che, in Europa, la Spagna già da tempo ha approvato una legislazione che impone a Google di pagare per le sintesi di notizie riutilizzate nel suo servizio di aggregazione delle notizie. Tanto che nella penisola Iberica, Google ha interrotto il suo servizio News.

Anche negli Stati Uniti, la News Media Alliance, la voce dell'industria dei media, lavora da tempo affinché il Paese modifichi la legge federale su questo tema.

Che l'argomento sia particolarmente sensibile per i grandi aggregatori di notizie è testimoniato dagli accordi siglati, a fine giugno, dalla stessa società di Mountain view con una serie di editori in tutto il mondo per ricevere in licenza i contenuti di notizie. Tra gli editori che verranno pagati per i contenuti ci sono il tedesco Spiegel Group, editore di Der Spiegal, la società di media brasiliana Diarios Associados e l'australiano Solstice Media, editore di quotidiani locali.

Facebook, invece, per ora "fa spallucce", non dando importanza alle intenzioni del governo australiano sul pagamento delle news condivise. A riconferma di ciò il documento di 58 pagine presentato il mese scorso dalla società di Menlo park in cui descriveva le notizie come un contenuto "ampiamente sostituibile". Quindi aggiungeva che se anche avesse cancellato tutti gli articoli pubblicati in Australia, non avrebbe notato la differenza, mentre aveva sottolineato di essere indispensabile per i media, perché tra gennaio e maggio aveva generato 2,3 miliardi di click per i loro contenuti.

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