Nicola Sinisi conferma: “Sacco” di opere d’arte in Rai. E sul presepe accusa: “Detto il falso”

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Il dirigente Rai, Nicola Sinisi. Foto da streaming

Arriva l’estate, ma in Parlamento torna d’attualità il presepe “laico” commissionato dalla Rai all’artista Marco Lodola per 36 mila euro. “Il puro costo dei materiali del trasporto e delle ore di lavoro. Il maestro Lodola – ha precisato Nicola Sinisi, direttore canone e beni artistici della Rai, in audizione in commissione di Vigilanza – non prendeva nulla”. Un presepe denominato “Natività”, mai pagato, mai esposto nella sede romana di Viale Mazzini e poi finito, non senza polemiche esterne ed interne, alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Ebbene, la Rai – rispondendo ad una interrogazione parlamentare sull’argomento – aveva spiegato di aver deciso “di non procedere alla sua esposizione – e dunque nemmeno al conseguente pagamento dell’installazione – in quanto l’autorizzazione per la realizzazione (l’opera è stata commissionata dalla direzione canone e beni artistici, ndr) non aveva interessato i vertici aziendali”. Insomma, un’iniziativa, sembrò di capire, del direttore Sinisi. “Sulla vicenda – scriveva ancora la Rai – è stata aperta una istruttoria interna per verificare le eventuali responsabilità legate alla vicenda del presepe laico, mentre il pagamento non è stato autorizzato dai vertici ‘perché ritenuto non in linea con le attuali scelte economiche aziendali’”. Ora si scopre – dall’audizione di Sinisi – che i vertici Rai, rispondendo a quella interrogazione, avrebbero detto il “falso”.

Foto da streaming.

CHIAMATI IN CAUSA FOA E SALINI – “Il contratto d’acquisto non si è perfezionato, per quello che mi riguarda, perché il maestro Lodola da solo ha ritirato il presepe dalla Rai a causa delle polemiche che si erano create. Ho un rammarico personale – ha premesso Sinisi – nessuno si è degnato neanche di andare a vedere al pian terreno di Viale Mazzini dove per tre giorni sono state ricoverate tutte le opere di Lodola. Il presepe ha trovato una bellissima collocazione agli Uffizi, il più importante museo italiano. Sono andato a vederlo, non potevo non andarci. E mi pare che questo faccia giustizia del valore dell’opera che non ha avuto dignità d’ingresso in Rai”. Quindi – rivolgendosi all’onorevole Capitanio, Sinisi ha aggiunto: “Lei presentò un’interrogazione. Ho mandato, rispetto all’istruttoria interna, cinque volumi di documentazioni cartacei. Di mail partite verso tutti gli uffici, amministratori delegati, direttori generali con i consensi e compagnia bella. Per me una cosa è insopportabile. Tu puoi anche cambiare opinione. Puoi persino arrivare a dire che non l’hai autorizzato. Le bugie ci stanno. Ma rispondere ad una interrogazione parlamentare con un chiaro falso per me è una roba inammissibile”. Un’accusa grave sulla quale il presidente della Vigilanza, Alberto Barachini, ha annunciato una “verifica” a stretto giro con il settimo piano.

Quadro di Giorgio de Chirico. Foto da ufficio stampa Striscia la Notizia

IL SACCO RAI E IL SOSPETTO DEL BASISTA – Ma le brutte notizie che Sinisi ha portato a San Macuto non finisco qui. A capo di una direzione da lui definita “una piccolissima start-up di cui fanno parte due dipendenti, di cui uno in distacco temporaneo in smart working”, deve occuparsi della tutela, conservazione, valorizzazione e promozione del patrimonio. Un patrimonio – solo guardando a quadri, statue e arazzi – assicurato per 72 milioni di euro. “Ma anche tappeti, foto di scena, premi Oscar, bozzetti, arredi e quant’altro”, ha ricordato Sinisi, “sono beni artistici”. Ebbene, il dirigente ha confermato la scomparsa in Rai di 170 opere d’arte. “Quarantacinque sono state ritrovate. E qualcos’altro verrà ritrovato. I furti più importanti sono accaduti a cavallo fra gli anni 70 e 80 e fino agli inizi del 2000. In alcuni casi, l’ho detto davanti al magistrato, ho il forte sospetto che siano stati commessi in base all’indicazione di un basista. Il dottor Valerio Fiorespino entra nella sua stanza nel 2004 – parte il racconto surreale di Sinisi – e non trova più un Guttuso. Due giorni dopo, Marcello Ciannamea, entra nella sua stanza e non trova più uno Stradone. Cinque giorni dopo Roberto Nepote entra nella sua stanza e non trova due incisioni importanti. Sì, signori, c’è stato un vero e proprio sacco. È vero ed è partito da illo tempore. Il sacco riguardava perfino tappeti, scrivanie e così via… E’ triste dirlo anche a causa di un’ignoranza interna all’azienda”. Quindi l’auspicio finale: “Una collezione pubblica, non solo Rai, è giusto che venga restituita alla fruizione pubblica. Un gesto di grande civiltà e consapevolezza di essere e voler essere la prima azienda culturale di questo paese. Perché le opere d’arte devono stare sono nelle stanze degli amministratori delegati, dei direttori e dei capi ufficio?” E soprattutto, verrebbe da chiedersi, perché scompaiono facendo sette piani senza che nessuno si accorga di nulla. Infine, finalmente una bella notizia. “Abbiamo dato incarico in questi giorni – ha concluso Sinisi – all’università di Teramo di fare la catalogazione delle opere d’arte”. Dopo 70 anni, era ora…

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