Nielsen, la raccolta pubblicitaria a febbraio perde ancora: -12,3%

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Foto di Free-Photos da Pixabay

Prosegue la picchiata verso il basso degli investimenti pubblicitari in Italia. I dati Nielsen appena diffusi dicono che a Febbraio il mercato ha perso -12,3% di investimenti rispetto allo stesso periodo del 2020. Un dato che sommato al -4,3% registrato a Gennaio porta la raccolta nel bimestre ad un complessivo -8,7%. Un dato che peggiora se si escludono dalla raccolta web la stima Nielsen sul search, social, classified (annunci sponsorizzati) e dei cosiddetti “Over The Top” (OTT) che fa aumentare la predita nel periodo di gennaio – febbraio -14.7%. In termini assolti il mercato pubblicitario in Italia nel primo bimestre 2021 vale 765,5 milioni di euro contro gli 897 milioni di euro dello stesso periodo dello scorso anno, con 131,5 milioni di euro persi.

Questi numeri, però, vanno contestualizzati ed inseriti in uno scenario come quello della pandemia che stiamo vivendo proprio da un anno a questa parte. “Pochi ricorderanno che il mese di febbraio 2020 è stato quello di maggiore crescita rispetto ai 18 mesi precedenti spiega Alberto Dal Sasso, AIS Managing Director di Nielsen -, ma tutti ricordiamo che febbraio segna il confine tra il prima e il dopo per le nostre vite, l’economia ed anche per la nostra industry”. “Il dato negativo di febbraio 2021 non è dunque inaspettato ed è anche per certi versi influenzato dalla diversa stagionalità di alcuni eventi. – aggiunge Dal Sasso -. Il mercato si confronta con una robusta crescita del primo bimestre 2020 che viaggiava vicino al +4%, per poi vedere il quadrimestre successivo crollare del -32,7% ”.

L’andamento del Mercato pubblicitario a Febbraio 2021 – Fonte dati Nielsen

I singoli mezzi – Analizzando la raccolta sui singoli mezzi le perdite sono generalizzate con l’unica eccezione del web. Male la TV che a febbraio segna -12,3% e chiude il bimestre a -7,9%. Va peggio, se possibile, per i quotidiani a febbraio perdono il -17,9%, consolidando il periodo cumulato gennaio-febbraio a -16,1%. Stesso andamento per i periodici, sia nel singolo mese che per il bimestre, con cali rispettivamente del -38,8% e -37,3%. Stesso andamento negativo anche per la radio che cala del -31,2% a febbraio e chiude il bimestre a -32,7%. Continuano le difficoltà anche per il settore outdoor (-68,1%), il Transit (-70,2%) e il direct mail (-30,5%). In controtendenza, secondo le stime realizzate da Nielsen, la raccolta dell’intero universo del web advertising nel primo bimestre dell’anno che chiude con un +2,6% (-4,5% se si considera il solo perimetro Fcp AssoInternet). Non disponibili i fatturati di go tv e cinema.

I settori merceologici – Nei singoli settori merceologici 9 fanno registrare numeri in aumento, tra questi spiccano le performance di elettrodomestici (+74.6%) e informatica/fotografia (+58.3%). Relativamente ai comparti con una maggiore quota di mercato, si evidenziano nel bimestre gli andamenti negativi di automobili (-26,9%), farmaceutici/sanitari (-18,8%) e alimentari (-9,9%) e gli andamenti positivi di distribuzione (+14,9%) e telecomunicazioni (+2,5%)

Futuro incoraggiante ma a più velocità – Di fronte a questi dati molto negativi la speranza per il mercato pubblicitario arriva dalle possibili riaperture delle attività produttive che, si spera, potrebbero arrivare a breve: “Abbiamo di fronte un periodo importante con buone possibilità di recupero – commenta ancora Dal Sasso -, la cui entità dipenderà molto, come per le grandezze macroeconomiche, dal piano vaccinale che significa riapertura del paese e delle attività produttive e dunque anche di comunicazione. Ci aspetta un anno a velocità diverse per la pubblicità e in qualche modo non facilmente prevedibile sia per la stagionalità degli eventi sia per l’andamento dell’economia che in ogni caso prospetta almeno fino alla riapplicazione del Patto di Stabilità, due anni di recupero della ricchezza persa nel 2020”. “La maggiore elasticità del mercato della comunicazione fa dunque ipotizzare un rimbalzo più veloce rispetto alle altre grandezze macroeconomiche – conclude Dal Sasso”.

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