Nomine Rai: Di Maio vorrebbe Sciarelli al Tg1, e Salvini è un fan di “Chi l’ha visto?”

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È tempo di nomine Rai e l’aria frizzantina di Viale Mazzini si respira anche sulle colonne dei giornali. Davvero spassoso, su la Repubblica, il racconto del senatore grillino Pierluigi Paragone che alza il telefono e fa il “cazziatone” al presidente della Rai, Marcello Foa, considerato un “cavallo di Troia” del Carroccio: “Da un paio di settimane – scrive Giovanna Vitale – il presidente organizza colloqui riservati con i candidati ai ruoli di vertice. Chiede curricula e raccoglie informazioni come se fosse lui a dover firmare le nomine. Si confronta un giorno sì e l’altro pure col vicepremier padano. Un filo diretto che bypassa completamente l’amministratore delegato Fabrizio Salini, a cui in realtà spetterebbe il compito di scegliere direttori di Rete, Tg e controllate. Di disegnare, in sostanza, il servizio pubblico dell’era giallo-verde. Un movimento parallelo, quello di Foa, non solo irrituale rispetto al passato, ma in contrasto con la funzione di garanzia assegnata dalla legge. Così sfacciato da non passare inosservato: non nei corridoi di Viale Mazzini, che rimbombano di commenti al vetriolo, e neppure nei palazzi della politica targata Cinquestelle. Dove il malumore, mescolato all’attendismo sospetto del Carroccio, si sta progressivamente trasformando in insofferenza nei confronti di chi è ormai vissuto come il cavallo di Troia piazzato al settimo piano della tv di Stato per colonizzarla a discapito degli alleati. Un rischio da soffocare sul nascere… …Ieri, raccontano i bene informati, è stato il senatore grillino Gianluigi Paragone a incaricarsi di chiamare Foa per dargli l’altolà: ‘Guarda che non puoi metterti a fare l’ad ombra, non è il tuo ruolo’, lo avrebbe redarguito l’ex direttore di Rai2. ‘Altrimenti ci mettiamo cinque minuti a dire pubblicamente che così non va’, ha avvertito Paragone buttando giù il telefono”.

Il Giornale, Avvenire, Il Messaggero e la stessa Repubblica si cimentano poi col sudoku delle nomine. Ma chi sembra particolarmente informato (e sicuro) sulla partite che si giocherà nel prossimo cda di giovedì (o venerdì prossimo) è Gianluca Roselli su il Fatto Quotidiano: “La novità delle ultime ore riguarda il Tg1, per la cui direzione, in quota 5 Stelle, circola il nome di Federica Sciarelli. Non Alberto Matano e nemmeno Andrea Bonini di Sky, dunque, ma la giornalista conduttrice di Chi l’ha visto sarebbe il nome su cui Di Maio punta per il Tg più importante. In corsa c’è anche Franco Di Mare, ma su di lui ci sarebbe un veto della Lega, mentre Sciarelli è molto apprezzata anche da Salvini (che non si perde una puntata di Chi l’ha visto). La rinuncia al Tg1 da parte della Lega comporterà un’ulteriore contropartita per il Carroccio. Innanzitutto il Tg2, dove in pole position c’è il vicedirettore del Tg1, Gennaro Sangiuliano. Ma Salvini potrà ottenere anche la radio, con Ludovico Di Meo o Luciano Ghelfi. Più la poltrona che ha già incassato al Tgr con Alessandro Casarin. Nel mirino leghista ci sono anche Rai pubblicità, con il manager Matteo Tarolli (spinto da Giancarlo Giorgetti), Rai Cinema e Rai Fiction. Ma di queste caselle ci si occuperà in un secondo momento. Lo schema delle reti si concluderebbe con Rai Uno alla Lega (Marcello Ciannamea) e Rai Due ai 5 Stelle (Carlo Freccero o Maria Pia Ammirati). Mentre Rai Tre resterebbe com’è: alla rete Stefano Coletta e al Tg Luca Mazzà, i ‘renziani’ che, secondo Salvini, conservano il posto (anche se Mazzà ha già incontrato il ‘Capitano’ con la mediazione della Isoardi). In casa 5 Stelle, invece, negli ultimi giorni si fa anche il nome di Giuseppina Paterniti, che potrebbe sostituire Antonio Di Bella a Rainews. E, con insistenza, quello del direttore di Fanpage, Francesco Piccinini, molto apprezzato da Di Maio, che potrebbe andare a dirigere il sito www.rainews.it. Dove però, in attesa che diventi una testata autonoma, dovrebbe accontentarsi di una condirezione”.