Nomine Rai: Gabanelli, Melandri, De Bortoli e Maggioni. Draghi impantanato?

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Milena_Gabanelli_by_Paolo_Visone_-_International_Journalism_Festival_2011. Foto da Wikimedia

Caro Mario Draghi, benvenuto sul pianeta Rai. Uno strano mondo rimasto al tempo dei guelfi e ghibellini. Il Medioevo, insomma, in cui l’idea che il servizio pubblico debba recidere il cordone ombelicale con la politica è rimasto solo uno slogan che le opposte fazioni urlano prima di sedersi al tavolo delle nomine per litigare. Ma torniamo al Premier che entro il 30 giugno (o il 12 luglio in seconda convocazione dell’Assemblea dei soci) dovrà far sapere al settimo piano il nome del nuovo amministratore delegato e del nuovo presidente. Ecco, il presidente… È proprio su questa figura di garanzia che guelfi e ghibellini hanno cominciato a darsele di santa ragione. Draghi, infatti, non può decidere da solo: c’è la “giostra” della Vigilanza. E per il momento le indicazioni che gli arrivano – stando a quanto riportano i quotidiani – sono parecchio confuse.

LA BATTAGLIA PER LA PRESIDENZA – Gianluca Roselli su Il Fatto quotidiano apre le danze: “L’ultimo nome saltato fuori come possibile presidente col sì di Pd e 5 Stelle – racconta – è quello di Milena Gabanelli, che però non incontra il favore del centrodestra”. Gli fa eco Lorenzo Marini su Il Foglio: “Si racconta che nelle ultime settimane – scrive – il ministro degli Esteri abbia interloquito più volte con Milena Gabanelli per sondare la sua disponibilità come presidente o per ricoprire un ruolo di primo piano dentro l’azienda (una rete o un tg). Contatti tra i 5 Stelle e la giornalista c’erano già stati nel 2018, ma allora non se ne fece nulla. Andrà così anche questa volta?”. E lo stesso boatos compare anche su La Verità: “Anche il Pd lettiano – spiega Giorgio Gandola – non garantisce certezze; il Segretario vuole assolutamente una donna per proseguire nella sua personale battaglia di genere. E si è buttato su due nomi: Milena Gabanelli (storico cavallo di battaglia pentastellato) per rinsaldare la traballante alleanza con il Conte-Grillo, e Giovanna Melandri”. Per la presidenza, insomma, è forte il nome della Gabanelli, poi spunta la Melandri, tutti (tranne l’interessato) vogliono Ferruccio De Bortoli, e qualcuno nel centrodestra guarda con favore a Simona Agnes. Il nome interno che ricorre, sempre al femminile, è quello di Monica Maggioni.

A CACCIA DEL NUOVO AD – Più semplice, almeno sulla carta, dovrebbe essere l’individuazione del nuovo amministratore delegato. Qui Draghi è l’”imperatore”, potrebbe giocare in proprio, ma a leggere i giornali guelfi e ghibellini sono prodighi di consigli. “Draghi – scrive La Verità – risponde con tre curriculum che sanno di pallottoliere lontano un miglio: Raffaele Agrusti (ex ad di Generali e già Financial Officer della Rai), Andrea Castellari (Viacom) e Alessandra Perrazzelli; quest’ultima ha già fatto sapere che preferirebbe rimanere in Bankitalia. I cavalli interni per un posto dirigenziale sono quattro: Paolo Del Brocco, Roberto Sergio, Marcello Ciannamea e Nicola Claudio. Più Monica Maggioni…” Gustoso il retroscena de Il Foglio secondo il quale per l’ad la Lega avrebbe fatto addirittura due nomi con qualche corto circuito. “Matteo Salvini da tempo aveva puntato le sue fiches su Marcello Ciannamea, attuale direttore della distribuzione, molto stimato nel centrodestra (il Capitano l’ha incontrato tempo fa, ricavandone un’ottima impressione). Ma Giancarlo Giorgetti ha invece suggerito a Draghi un nome diverso, quello di Raffaele Agrusti, ex cfo di Antonio Campo Dall’Orto, poi presidente di Rayway, prima di andarsene, nel 2019. Un uomo di conti che, secondo il ministro, è l’ideale per un’azienda che continua a perdere soldi (sul modello Gubitosi). Quando l’ha saputo, Salvini non l’ha presa bene, anche perché, così facendo, la Lega ha dimostrato di andare in ordine sparso, senza nemmeno consultarsi al suo interno. Risultato: né Ciannamea, né Agrusti sembrano più essere in corsa, mentre in salita sono date le azioni del direttore governance Nicola Claudio e di Andrea Castellari (ex Viacom)…” E sempre sul Foglio si aggiunge il nome di Antonio Funiciello. Insomma, per dirla col il quotidiano diretto da Marco Travaglio, Draghi s’impantana sulla Rai. Presto sapremo se il metodo adottato nelle altre partecipate lo porterà fuori dalle sabbie mobili della politica. La Rai ha bisogno di un Risorgimento…

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