Nomine Rai: il Parlamento fa melina, Draghi va in pressing

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Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, presiede la riunione di insediamento del Comitato interministeriale per la transizione ecologica. Foto da governo.it

Al momento il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e il Centrodestra non hanno le idee molto chiare sui quattro nomi da indicare nel prossimo cda Rai. E si spiega così il fatto che sia la Camera sia il Senato abbiano deciso di posticipare il voto a mercoledì 14 luglio alle ore 21. In casa centrodestra si riflette sulla opportunità di confermare Igor De Biasio (in quota Lega) e Giampaolo Rossi (in quota Fratelli d’Italia) con Forza Italia (che suggerisce Simona Agnes) poco disposta a rimanere anche questa volta a bocca asciutta. Ancora più complicato il rebus in casa 5 Stelle. Come anticipato da AdgInforma.it, la short list fornita dai commissari della Vigilanza Rai ha prodotto tre nomi: Alessandro Di Majo, Paolo Favale e Antonio Palma. Alla fine, tra i tre avvocati, l’aveva spuntata Palma, ma il suo attuale incarico di presidente della Zecca di Stato e la poca attinenza con il ruolo da ricoprire, nonostante il curriculum davvero di tutto rispetto, avrebbero convinto i grillini (vai a capire se più vicini a Beppe Grillo o a Giuseppe Conte) a prendersi una settimana di riflessione. Ancora confuso il panorama anche in casa Partito Democratico. Qui il nome forte è quello di Francesca Bria, ma i mal di pancia non mancano sia nelle correnti del Nazareno sia tra gli “alleati”, come Italia Viva, che dovrebbero far convergere i propri 40 voti. Insomma, nebbia fitta.

PRESSING ALTO – E l’ha capito bene il premier Mario Draghi che vuole assolutamente – a quanto filtra da Palazzo Chigi – evitare uno slittamento della chiusura del dossier Rai a dopo l’estate. Per questo sembra che l’Assemblea degli azionisti, in agenda per lunedì 12 luglio, si riunirà comunque per l’approvazione del bilancio 2020. Dopodiché – in attesa del Parlamento – l’assise resterà aperta. Ma non per molto. Il pressing di Draghi, in caso di ulteriori tentennamenti dei partiti, potrebbe diventare asfissiante. In molti, infatti, sostengono che potrebbe addirittura indicare il nome dell’ad e del presidente prima del Parlamento. Non direttamente nell’assemblea degli azionisti di lunedì, ma magari dopo un’altra fumata nera in Parlamento il 14 luglio, seguendo alla lettera il dettato della legge. L’amministratore delegato e il presidente sono “designati dal Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Economia e delle Finanze”. Draghi potrebbe fare un passaggio a Palazzo Chigi e ottenere l’avallo della propria maggioranza sul proprio “ticket” da consegnare agli azionisti Rai a stretto giro. Ma sul nome del presidente di garanzia, arbitro condiviso del servizio pubblico, non potrà fare tutto da solo. Anche perché l’ultima parola spetta comunque al Parlamento per il tramite della commissione di Vigilanza. E chissà che tutta questa melina dei partiti non sia proprio dovuta alla voglia di conoscere prima le scelte del Premier. Un “metodo Draghi” che mette pensiero, soprattutto se applicato in Viale Mazzini. Mossa e contromossa.

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