Nomine Rai, Minoli: “Mi candido”. Serve la “Raifondazione”

0
665
Il giornalista Giovanni Minoli. Foto da streaming

Ci aveva già provato tre anni fa recapitando il proprio curriculum al Parlamento. Ora ci riprova, non è chiaro se per il cda Rai o addirittura per il “ticket presidente-ad” di competenza di Palazzo Chigi. Stiamo parlando di Giovanni Minoli, uno che a 75 anni ha il prodotto tv che gli scorre nelle vene e non ha certo bisogno di presentazioni. Da anni va ripetendo la propria ricetta per il servizio pubblico, la sua “Raivoluzione”. E ora che serpeggia l’idea di costruire la Rai dei migliori, lui ci riprova e manda un messaggio a Mario Draghi. “Se questo è il governo delle professionalità, mi sono allenato abbastanza e ho il curriculum per propormi”, annuncia ad Antonella Baccaro su Il Corriere della Sera. Questa volta lo slogan è diverso, però: facciamo la “Raifondazione”. Ma in cosa consiste? I comandamenti sono sempre gli stessi. “Rimettere a centro il prodotto”; riportare la produzione, a partire dal prime time, in casa Rai o in alternativa dare una bella sfoltita all’organico; e poi mettere fuori dai cancelli i burocrati; scegliere un ad, che potrebbe essere proprio lui, che non aspetti i partiti per decidere; cambiare i canali Rai togliendo il numero e mettendo “un nome che individua il prodotto”; mandare in soffitta i Tg “formula superata”; mettere un pallino verde ai programmi di servizio pubblico; e togliere il tetto agli stipendi “selettivo ma non attrattivo”. Un menu gourmet, per palati fini. Tre anni fa governo e Parlamento optarono per il menu fisso in Viale Mazzini. Vediamo se Draghi gradisce la ricetta dello “chef”…

Approfondimenti