Nomine Rai: Salvini e Di Maio in tutt’altre faccende affaccendati

0
216

C’è chi teme lo tsunami giallo-verde, chi si aspetta un’ondata di esterni alla direzione dei telegiornali e chi, tra gli interni, si aggrappa a qualche “sponsor” per non farsi travolgere. Ma in realtà in questi giorni in Viale Mazzini non succede proprio niente e non c’è traccia di cda. Eppure il consiglio è nella pienezza dei poteri, Marcello Foa ha incassato le deleghe (e sembra anche lo stipendio) dell’ex presidente Monica Maggioni, e l’ad Fabrizio Salini studia la situazione già da due mesi. Cosa aspettano? Al settimo piano non si muove una foglia che la politica non voglia. Probabilmente si attende che l’esecutivo smetta di parlare (e di litigare) su def, spread, flat tax, reddito di cittadinanza e quota 100 per dedicarsi un po’ alle nomine. C’è un presidente dell’Antitrust da individuare, per esempio. La poltrona è vacante dal 30 settembre. E Matteo Salvini e Luigi Di Maio vogliono volti nuovi ai tg Rai. “Aria fresca” a partire dal notiziario della Rete ammiraglia.

“Noi ricordiamo – tuona l’Usigrai – che se si vuole cambiare un direttore innanzitutto bisogna spiegare il perché. Inoltre, se si vuole chiamare un direttore esterno bisogna spiegare per quale ragione nessuno dei 1.700 giornalisti della Rai sia in grado di assumere quel ruolo. Per di più con l’arrivo di un esterno si imporrebbe un aggravio di costi. E dato che si tratta di soldi dei cittadini, faremo tutte le verifiche per accertare l’eventuale danno erariale. Speriamo che il CdA accolga la richiesta del consigliere Laganà di fare audizioni per i candidati direttore. E noi, in nome della trasparenza, proponiamo audizioni in streaming. Intanto, mentre si attende la quadratura del cerchio – da indiscrezioni di stampa affidata illegittimamente al governo -, l’azienda continua a lasciare 3 testate (Giornale Radio, Rai Sport, TgR), oltre 1000 giornalisti, senza un direttore con i pieni poteri”.

Approfondimenti