Nomine Rai: un job posting di RaiNews24 finisce in Procura

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Foto da streaming

Fatte le nomine trovato chi protesta e porta l’Azienda in Tribunale. In Rai questa è prassi parecchio consolidata. E infatti è accaduto di nuovo. A quanto apprende AdgInforma.it, sarebbe stata appena presentata presso la Procura di Roma una denuncia per un job posting chiuso a RaiNews24. Non solo. In ballo ci sarebbe anche un ricorso al Tar per l’ostentazione di tutta la documentazione riguardante il job posting in questione. Il tutto, per chiudere il cerchio, in vista di un ricorso al Tribunale del lavoro.

LE NOMINE – Ma facciamo un po’ d’ordine, e cerchiamo di capire – in ambito giornalistico – come vengono gestite in Rai le promozioni. I direttori di Testata vengono nominati dal cda su proposta dell’amministratore delegato. Il board esprime un parere obbligatorio per la nomina dei direttori di Testata. Parere vincolante solo se è espresso con la maggioranza dei due terzi. I vicedirettori, invece, li indicano i direttori di Testata e l’amministratore delegato – a volte lasciando passare mesi e concordando qualche aggiustamento – li valida. Infine, si arriva alle nomine dei caporedattori. In questo caso, se il direttore ha un caporedattore a disposizione e da ricollocare, può procedere in forza dell’art 6. Altrimenti, deve indire – come previsto da una circolare interna all’azienda risalente al 29 novembre 2016 e che fissa tutti i criteri di partecipazione – un job posting.

I CRITERI DI PARTECIPAZIONE AL JOB POSTING – Se si è interni alla Testata, possono partecipare i caporedattori, i vice, i caposervizio e gli inviati in servizio da almeno tre anni in quella redazione. Se invece si partecipa da altra redazione, l’ammissione è solo per i vice caporedattori e i caporedattori. Al termine di questa procedura, il direttore – assistito dall’ufficio del personale – stila un verbale e chiede all’ad di validare. E Fabrizio Salini per prassi non cambia la designazione. Insomma, il direttore (o i direttori nel caso dei corrispondenti all’estero) propongono, l’ad dispone e per prassi non cambia l’indicazione per rispetto dell’autonomia editoriale dei direttori nominati – non dimentichiamolo – sempre da lui.

LA RIFORMA VOLUTA DALL’USIGRAI – Il problema, come detto, nasce proprio dalla gestione di questi job posting. Dovevano essere uno strumento di democrazia interna, di trasparenza e meritocrazia. Utili a mappare le professionalità interne, a vagliare i curricula e a premiare i meritevoli. Il tutto mettendo un piccolo argine allo strapotere dei direttori. Alla fine, invece, spesso il risultato dei job posting è noto ancor prima che si chiudano le procedure. Ed è per questo che lo strumento – e l’Usigrai e Salini ne stanno parlando da tempo con proposte sul tavolo del settimo piano già depositate dal sindacato – va radicalmente rivisto perché spesso si traduce in una inutile “sceneggiata”. Come cambiare? Ad esempio – a quanto apprende AdgInforma.it – emendando la circolare interna del 2016. Quindi bisogna rendere il job posting non più obbligatorio. Insomma, se un direttore ha già deciso chi vuole promuovere, in forza dell’art 6 – facendo le dovute comunicazioni al cdr – può procedere. Se invece non ha le idee chiare, è lui che apre un job posting. E questa regola non dovrà valere solo per i caporedattori ma per tutte le qualifiche. Insomma, l’obiettivo è non perdere tempo, non rendere obbligatoria la “sceneggiata” e allargare a tutte le figure redazionali il “concorso interno” serio, seguendo un principio di trasparenza e meritocrazia e per tutte le qualifiche, anche per un semplice caposervizio. Ma intanto, in attesa della riforma, si va in Tribunale…

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