Non hanno la Pec: 612 giornalisti sospesi dall’Ordine. Giallo su Mentana

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Sospesi dall’Ordine dei giornalisti per una Pec. È quanto sarebbe accaduto a 612 giornalisti, alcuni dei quali molto noti, per non aver attivato un account di posta elettronica certificata. O quantomeno non averlo comunicato al proprio ordine regionale di appartenenza. Una vicenda piuttosto singolare riportata dal Fatto Quotidiano che ha ricordato come, per via di questa sanzione, gli interessati “dovrebbero interrompere immediatamente le loro collaborazioni e i loro rapporti professionali e rischiano anche dei danni a livello contributivo, con l’Inpgi (l’ente previdenziale di categoria) che sarebbe obbligato a restituire ai rispettivi editori i suoi contributi previdenziali di pertinenza”. Cosa che di fatto non avverrà mai e che fa riflettere sul senso di queste sanzioni e del ruolo dell’Ordine in generale.

In particolare fa sorridere una sanzione così severa per la mancanza di una mail in un momento così delicato per l’informazione, segnata da una crisi che sembra irreversibile, un precariato dilagante e da un ente previdenziale al collasso e prossimo al commissariamento. Vero è che, se esiste una norma, sarebbe buona regola rispettarla. L’obbligatoria del possesso della Pec per tutti gli iscritti agli ordini professionali è legge dal 2008 e per lungo tempo è stata pressoché ignorata da molti iscritti all’albo dei giornalisti. A Settembre 2020, però, qualcosa è cambiato con l’entrata in vigore del Decreto legge su “semplificazione e innovazione digitale” (D.L. 76 del 2020) in cui sono state introdotte sanzioni per chi non la possiede. Prima di sanzionare gli iscritti però l’Ordine di appartenenza deve inviare al diretto interessato una diffida ad adempiere all’obbligo Pec entro 30 giorni, e, se costui non si attiva, scatta la sospensione. Che è di carattere amministrativo, non deontologico, ma resta pur sempre una sospensione. A questo va aggiunto che la legge obbliga gli Ordini ad attuare la misura punitiva entro un anno dalla sua entrata in vigore, pena il rischio di essere sciolti e commissariati. Per questo motivo, probabilmente, gli Ordini di tutta Italia, sono stati così solerti nel far scattare le sanzioni.

Il caso Mentana – Tra i tanti giornalisti colti in fallo, il quotidiano di Marco Travaglio ha fatto il nome di Enrico Mentana, che sarebbe stato uno dei 612 colleghi sospesi dall’Ordine. Ma il direttore del Tg La7 ha provveduto subito a smentire la notizia. In un post su Facebook ha spiegato di essere a pieno titolo nell’Ordine e che il mancato possesso della Pec è falso perché ne possiede una da agosto 2020.

“Vorrei deludere ancora una volta i piccoli odiatori da tastiera – ha scritto Mentana sul suo profilo – che ruotano vorticosamente da ieri nella loro gabbietta da criceti: sono e resto a pieno titolo nell’ordine dei giornalisti (in continuità con gli ultimi 40 anni, essendovi iscritto nell’elenco dei professionisti dal 2 febbraio 1982). Inoltre sono titolare dal 27 agosto 2020 di un indirizzo Pec. Riposatevi”.

Mentana è iscritto all’Ordine del Lazio e, leggendo sul sito dell’ente, l’avviso di diffida sarebbe stato spedito agli inadempienti il 30 luglio scorso mentre il 27 Settembre avrebbe provveduto a sanzionare chi non aveva provveduto, specificando che la sospensione sarebbe stata “revocata di diritto non appena l’inadempienza venga sanata da parte degli iscritti comunicando il proprio domicilio digitale (PEC)”. È probabile che il giornalista non avesse semplicemente comunicato la sua Pec all’Ordine e che l’abbia fatto solamente in seguito alla sanzione, che quindi sarebbe stata subito revocata. Altrimenti ai colleghi del Fatto è arrivata un’informazione sbagliata.

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