Non son bastati 52 anni: dal bacio di Star Trek a Ghali, la pelle nera continua ‘purtroppo’ a tenere banco

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Il bacio fra Lt. Nyota Uhura (Nichelle Nichols) e Capt. James T. Kirk (William Shatner) - Archivio CBS

Era il 22 novembre 1968 quando Star Trek mandò in onda il bacio fra Lt. Nyota Uhura (Nichelle Nichols) e Capt. James T. Kirk (William Shatner), appena un anno dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva legalizzato il matrimonio inter-razziale nel paese, eppure quel bacio risuonò potente in tutta la galassia (e oltre). Indicato quasi all’unisono come il primo bacio inter-razziale della storia del piccolo schermo (anche se dagli archivi del British Film Institute è emersa una scena di “You in Your Small Corner” andata in onda nel giugno del 1962 e che anticiperebbe pertanto l’Enterprise di ben sei anni), fu tutt’altro che romantico e appassionato. E benché la serie della NBC non fosse nuova alle polemiche, avendo scelto una donna afroamericana per uno dei ruoli principali dello show (Nichelle Nichols, appunto), fu necessario ricorrere a crudeli e sadiche forze aliene in grado di impossessarsi della mente dell’equipaggio dell’Enterprise perché il focoso capitano Kirk posasse le proprie labbra su quelle del suo ufficiale nero. D’altra parte, come dice Kirk: “Da dove provengo io, stazza, forma o colore non fanno differenza”.

Il bacio fra Kirk e Uhura, per quanto non avesse nulla di romantico o appassionato (nulla a che vedere con Casablanca, o La Dolce Vita, o Colazione da Tiffany, solo per citarne alcuni della storia del cinema), contribuì a cambiare l’attitudine statunitense su ciò che era consentito o meno mostrare in TV e provò a sdoganare, seppur timidamente e con un notevole escamotage, le relazioni inter-razziali negli USA, ancora profondamente intrisi di razzismo, pregiudizi e disquisizioni sui diritti civili (e loro negazione). Soprattutto perché nessuno degli astanti mostrava la benché minima reazione di shock di fronte al bacio: insomma, in quell’ipotetico, utopistico futuro, il colore della pelle non sarebbe stato un elemento rilevante. Ci sono solo due persone che si baciano. E la cosa ancora più curiosa è che mentre i produttori si arrovellavano il cervello per evitare di venire attaccati o criticati per le scene di “Plato’s Stepchildren”, il pubblico in genere e l’industria televisiva non fecero pressoché commenti all’epoca della prima messa in onda. Nessuno si precipitò a proporre altre scene analoghe, per intenderci, né vi furono le critiche accese che ci si sarebbe aspettati.

Ma mentre oggi ci siamo abituati a vedere protagonisti afroamericani, o asiatici, sul grande e piccolo schermo, e un bacio fra un Kirk e una Uhura (o viceversa) non provoca nella maggior parte di noi alcuna reazione, ci sono ancora occasioni in cui il colore della pelle – o meglio, l’esaltazione esasperata del colore della pelle – scatena polemiche. È il caso dell’ultima puntata (e non solo) di “Tale e Quale Show” condotto da Carlo Conti: Sergio Muniz si è affidato ad un marcatissimo trucco per imitare Ghali, artista italiano con origini tunisine, ma lo stesso approccio era già stato utilizzato per imitare fra gli altri Aretha Franklin, Beyoncé, James Brown. Lo chiamano “blackface”, uno stile di trucco marcatamente non realistico in grado di trasformare una persona caucasica in persona dalla pelle nera, con sembianze stilizzate e stereotipate. L’attacco arriva da Ghali stesso, che sottolinea in un video condiviso su Instagram che “Bastava l’autotune e un bel look. Non c’è bisogno di fare BlackFace per imitare me o altri artisti”.

Dalle stories Instagram di @ghali

Ed è subito fiammata polemica sui social, da Instagram a Twitter, passando per l’immancabile Facebook e il rilancio di “n” blog e testate giornalistiche. Pro o contro, giusto o sbagliato, ancora una volta a farla da padrone è il colore della pelle, naturale o indotto. Come a dire, non è cambiato granché dal bacio fra Kirk e Uhura, alla fine siamo ancora fermi a discutere sulla percentuale di melatonina. Anche se col lancio del nuovo disco del rapper milanese avvenuto appena una decina di giorni fa c’è da supporre che ci sia lo zampino del marketing.