Occupazione o liberazione Rai, a Saxa Rubra questo è il dilemma

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C’è agitazione nelle sedi Rai. A Palazzo Chigi si definisce il “pacchettone” delle nomine e 13 mila dipendenti – al cospetto di piante e scrivanie in transito – si chiedono: chi ci toccherà adesso? In arrivo ai tg e alle Reti – lottizzazione docet – sono in arrivo direttori gialli e verdi. C’è chi si sbraccia inascoltato per chiedere piani industriali e editoriali; c’è chi assiste rassegnato alla nuova “occupazione”; chi si dimena per denunciare l’ennesimo manuale cencelli; e – come nelle migliori famiglie – c’è chi alza la mano, palesa un insolito attivismo ed è pronto a salire sul carro del vincitore al grido “liberazione”. Particolarmente interessati alla questione sono 1.760 giornalisti, suddivisi in 8 diverse testate: Tg1, Tg2, Tg3, TgR, Rainews 24, Giornale Radio, Rai Parlamento e Rai Sport. Alcune delle quali (Tgr e Gr1 e Rai Sport) già di fatto vacanti (o quasi).

A sollevare un grido d’allarme è l’esecutivo Usigrai, sindacato dei giornalisti che di iscritti ne conta oltre 1.500: “Giù le mani dalla Rai”; “l’unico cambiamento che vogliamo vedere è una legge di riforma della governance che finalmente tenga governi e partiti fuori dall’azienda”. E ancora: “La legge Renzi non prevede che siano i vice presidenti del Consiglio a selezionare i vertici e a nominare i direttori della Rai”. Una legittima difesa quella di Vittorio Di Trapani, appena riconfermato Segretario nazionale dell’Usigrai per la terza volta. Un’informazione libera da condizionamenti e di servizio pubblico, infatti, dovrebbe essere la norma. Tant’è che Di Trapani non smette di ribadire che queste stesse cose le va ripetendo da anni anche ai precedenti governi, a prescindere dal colore. Ma c’è chi, nel suo esecutivo, non gli crede affatto. Lo considera a capo di un correntone di sinistra e conservatore. E giudica le sue prese di posizioni del passato formali ma non sostanziali.

È la corrente “Pluralismo e libertà”, che conta due componenti su 11 nell’esecutivo del sindacato: Giuseppe Malara e Americo Mancini. Una minoranza già ribattezzata i “sovranisti” che guarda alla destra e strizza l’occhio al Carroccio. E che in queste ore sta diventando parecchio rumorosa: “In realtà – fuor di metafora – a Di Trapani e soci interessa una sola cosa: l’occupazione di ogni spazio aziendale”, scrivono Malara e Mancini in un comunicato stampa del 24 luglio in cui denunciano il sistema informatico in tilt e l’Usigrai che si preoccupa delle poltrone. “Che quando è fatto dagli amici (vedi il silenzio sulle nomine targate Monti e Renzi) – proseguono – è per tutelare la libertà di tutti, altrimenti è bieca spartizione di poltrone contro la quale si invocano i sacri principi e l’intervento di varie autorità. È ora di finirla! Invitiamo la maggioranza a un vero rispetto delle regole sindacali. Non ultima quella firmare i comunicati per quel che sono. La visione di una componente, ma non quella di tutti i giornalisti Rai”.

Un comunicato – raccontano i boatos di Saxa Rubra – “ispirato” da Paolo Corsini, dal dicembre del 2015 caporedattore di Rai Parlamento, che in queste ore corre per la poltrona di direttore della Tgr o per quella del Gr1 Radio. Lo stesso che mentre sui social impazzava l’appello “Magliette rosse per i migranti” si fotografava in redazione a Saxa Rubra con la mutanda rossa. Solito schema, insomma, destra e sinistra. Uno schema un po’ superato per la verità… Comunque, la politica bussa ancora una volta alla porta Rai. Per alcuni è l’ennesima occupazione per altri una liberazione. Per milioni di italiani che pagano il canone Rai una maledizione.

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