Olimpiadi. La corsa ad ostacoli di Tokio 2020: scappano anche gli sponsor

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Foto di DavidRockDesign da Pixabay

Mancano tre giorni all’inaugurazione dei Giochi olimpici di Tokio. Una delle edizioni più travagliate della storia: segnata dalla pandemia, senza pubblico sugli spalti, con l’ostilità della maggioranza della popolazione giapponese e ora anche… alle prese con la fuga degli sponsor.

Già perché in questa lunga corsa ad ostacoli che ha segnato l’avvicinamento alle gare, l’ultimo intralcio è rappresentato dai dubbi degli sponsor a legare il loro nome ad un evento che la popolazione vede negativamente. È il caso della Toyota, casa automobilistica nipponica, che ha deciso di non trasmettere i suoi spot durante le Olimpiadi, e l’amministratore delegato, Akio Toyoda, nipote del fondatore dell’azienda, non parteciperà alla cerimonia di apertura.

“Però sosterremo pienamente gli atleti e contribuiremo ai Giochi fornendo veicoli e altri mezzi” ha dichiarato Jun Nagata, capo della comunicazione Toyota, che si trova nella scomoda situazione di dover difendere il finanziamento di quasi un miliardo di dollari, firmato con il Cio nel 2015 e allo stesso tempo non associare il proprio brand a quello di un’Olimpiade che la popolazione non vuole perché considerata portatrice di contagi da Covid-19.

Altri 60 sponsor in dubbio – La mossa di Toyota potrebbe essere solo la prima. Altre 60 grandi aziende giapponesi che hanno pagato più di 330 miliardi di yen si trovano davanti allo stesso bivio dell’azienda automobilistica: prendere le distanze da Tokyo 2020 o mantenere il loro nome al fianco dei Giochi Olimpici che verranno ricordati come i più travagliati della storia?

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