“Onere improprio”. A Bruxelles non piace il canone in bolletta

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La sede della Commissione europa a Bruxelles - Foto di Jai79 da Pixabay

Il budget 2021 è previsto in rosso; la Corte dei Conti – guardando il bilancio 2019 – segnala “inefficienze e sprechi” e raccomanda “un maggior contenimento dei costi nell’ottica di un maggiore equilibrio economico e gestionale”; e ora l’Europa mette a rischio la permanenza del canone (nove euro al mese per dieci rate) nella bolletta elettrica. È questa la brutta notizia che l’ad Rai, Carlo Fuortes, ha trovato stamane sulla propria scrivania. Il provvedimento – come racconta stamane Il Messaggero – sarebbe inserito nella legge sulla Concorrenza che approderà in Consiglio dei ministri giovedì e che prevede un impegno preso nel Piano nazionale di ripresa e resilienza con Bruxelles: via dai conti sull’energia tutti gli “oneri impropri”. E tra le norme al vaglio ce ne sarebbe anche una per escludere il canone della Rai dalla bolletta elettrica. Nel “contratto” inviato a Bruxelles e che costituisce il pilastro sul quale si reggono i 200 e passa miliardi di prestiti e sovvenzioni che l’Italia riceverà nei prossimi anni, è stata messa nero su bianco la cancellazione dell’obbligo per i venditori di elettricità, di “raccogliere tramite le bollette somme che non sono direttamente correlate con l’energia”. L’impegno con Bruxelles sarebbe quello di approvare il disegno di legge entro luglio per poi chiudere l’iter parlamentare entro il 2021. E chissà che alla Camera o al Senato non riescano a mettere una toppa a quello che appare un grosso rischio per la casse Rai riuscite grazie all’intuizione di Matteo Renzi ad abbattere in un colpo solo l’evasione del canone.

LA PROTESTA DELL’USIGRAI – “La discussione sul canone in bolletta dimostra che non esiste futuro per la Rai se non si risolve la questione della certezza delle risorse. Come è noto – spiega una nota del sindacato giornalisti – non abbiamo né totem né tabù: quello che ci interessa è che finalmente il Servizio Pubblico abbia risorse certe, di lunga durata, autonome e indipendenti. In modo da poter fare un serio piano industriale, senza dipendere anno per anno dal governo di turno. Non è una nostra pretesa, ma un preciso obbligo in capo allo Stato, sancito dal Contratto di Servizio. Oltre che un pilastro di tutte le indicazioni europee sulla libertà dei Servizi pubblici radiotelevisivi e multimediali. Ricordiamo infine che pendono ancora davanti al Consiglio di Stato ben 3 ricorsi sul taglio di 150 milioni imposto nel 2014. Quei pronunciamenti sono oggi ancor più indispensabili per fare chiarezza su come sono state create le condizioni per ridimensionare il Servizio Pubblico. Ci auguriamo che il tema della certezza delle risorse venga assunto come priorità dal nuovo vertice della Rai. Perché altrimenti i disastri di questi anni su questo tema rischiamo che vengano pagati – conclude la nota – dalle lavoratrici e dai lavoratori”.

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