Otto anni fa lo scoop sulle “dimissioni” di Papa Ratzinger

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Foto: Wikimedia Commons - Mondarte

Otto anni fa, l’11 febbraio 2013, alle 11.46, Giovanna Chirri vaticanista dell’Ansa, senza attendere le rituali conferme, detta il flash delle “dimissioni” di Benedetto XVI, 265.mo Papa e settimo pontefice tedesco nella storia della Chiesa.

+++ FLASH +++ PAPA LASCIA PONTIFICATO DAL 28/2 +++ FLASH +++,

Al flash segue, due minuti dopo, una breaking news.
Ore 11:48
++ IL PAPA SI DIMETTE DAL PONTIFICATO ++
Il Papa lascia il pontificato dal 28 febbraio. Lo ha annunciato personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto.

È uno scoop mondiale. Subito dopo Giovanna scoppia in un pianto nervoso. Lo racconta la stessa Chirri in una intervista a Stefano Polli e Cesare Protettì, che compare nella seconda edizione, appena pubblicata, del loro libro “È l’agenzia, bellezza! Storia, teoria e tecniche del giornalismo d’agenzia” (Istimedia edizioni, pag. 414, 20 euro).

“Era una notizia per me inaudita – ricorda la giornalista nell’intervista – che credo di aver capito prima a livello di pancia che di testa. Sono stata male fisicamente, non so se per un picco di ipertensione o per una manifestazione di puro terrore. In Vaticano nessuno rispondeva al telefono e la prima “conferma” è venuta dal cardinale Angelo Sodano quando si è rivolto al papa in italiano dicendo: “Santità questa notizia ci coglie come un fulmine a ciel sereno”: è stato allora che mi sono detta: “Altro che non hai capito, hai capito eccome, il Papa si è dimesso”. Non era il momento di sentire razionalmente e pensare alla responsabilità, è stata una emozione fortissima. Sì, è vero che ho pianto. Ho raccontato diverse volte come si è svolta quella mattina. Nel modo più completo nel mio e-book “I coccodrilli di Ratzinger”.

Pochi secondi dopo il flash di Giovanna Chirri – che non aveva atteso l’annuncio del portavoce vaticano padre Federico Lombardi – le due grandi agenzie mondiali, Reuters e France Press, rilanciavano la notizia, citando l’Ansa come fonte. Alla vicenda viene dedicata oggi, su Raiplay, una puntata  di “Ossi di seppia. Il rumore della memoria”, il racconto in 26 puntate della storia italiana più recente attraverso immagini delle teche RAI e il racconto dei protagonisti e dei testimoni. Giovanna Chirri sarà tra questi.

 “Se non fossi un’italiana che ha frequentato il liceo classico negli anni Settanta – aggiunge Chirri nell’intervista – la notizia non la avrei colta. Neppure la avrei capita se non avessi conosciuto il titolo del documento con cui Paolo VI dopo il Concilio impose ai vescovi di presentare le dimissioni dalla diocesi o dagli incarichi di curia al compimento dei 75 anni, la “Ingravescentem aetatem”. Ero in turno in un giorno di assoluta routine e scarso appeal mediatico, ma ero comunque un giornalista con gli strumenti professionali e culturali indispensabili a decodificare la routine che inaspettatamente diventava storia. Ci sono occasioni in cui servono ancora i giornalisti, e non i trombettieri o i megafoni. Cioè, i giornalisti servirebbero sempre, ma troppo spesso hanno la meglio trombettieri e megafoni. L’11 febbraio 2013 ha avuto la meglio una giornalista. E nonostante tutto, questa resta una grandissima e appagante soddisfazione”.